23 lug 2015

Brano del giorno: "Broken Arrow"

... di Neil Young

Ecco una miniopera da parte del Genius, di "The Loner", del "nonno del grunge", risalente a quando ancora militava con i Buffalo  Springfield.


"Broken Arrow" si snoda lungo tre strofe separate, che sono anche i tre quadri di questa composizione che ci racconta la decadenza dell'America e del mondo occidentale, condannando la guerra nel Vietnam (tutte le guerre) e la schiavitù cui sono caduti gli americani primigenei: gli Indiani d'America cioè, popoli un tempo fieri e poi messi in ginocchio da un sistema brutalmente materiale (anche se è vero che alcuni pellerossa - pochi - sono diventati ricchi con i casinò).




E' una canzone che sintetizza gli Anni Sessanta. L'assassinio del presidente Kennedy, il "gioco della palla" (inteso è il baseball), il diciottesimo compleanno che non rende adulti bensì alienati... E, sulle panchine (o sui sedili di un autobus), alcuni indiani tutti stretti tra di loro. "Hai forse visto se tengono in mano una freccia rotta?"


"Broken Arrow", la freccia rotta, è simbolo di resa e rassegnazione. E, in gergo moderno, così viene chiamato un incidente presso una centrale nucleare.

La canzone sfocia in alcuni passaggi jazzistici; non a caso, ovvio: la chiusura di un brano che confronta la storia degli States con il loro presente non poteva che essere un omaggio all'"invenzione" tipicamente americana, appunto il jazz.

Come sempre, il lirismo, la poesia, si fondono con la realtà sociale. Intanto, tutti i decenni intercorsi non hanno cambiato per nulla lo straordinario cantautore canadese, che oggi si ritrova impegnato a lottare contro i cibi geneticamente modificati (il suo ultimo album è un attacco diretto alla Monsanto...) e ad appoggiare la ricerca per un motore d'automobile eco-friendly, nonché a scoprire lui stesso un nuovo sistema di riproduzione musicale (il Pono, l'alta fedeltà che dovrebbe sconfiggere gli mp3).


Broken Arrow

The lights turned on and the curtain fell down,
And when it was over it felt like a dream,
They stood at the stage door and begged for a scream,
The agents had paid for the black limousine
That waited outside in the rain.
Did you see them, did you see them? 
Did you see them in the river? 
They were there to wave to you.
Could you tell that the empty quivered,
Brown skinned indian on the banks
That were crowded and narrow,
Held a broken arrow? 

Eighteen years of american dream,
He saw that his brother had sworn on the wall.
He hung up his eyelids and ran down the hall,
His mother had told him a trip was a fall,
And dont mention babies at all.
Did you see him, did you see him? 
Did you see him in the river? 
He were there to wave to you.
Could you tell that the empty quivered,
Brown skinned indian on the banks
That were crowded and narrow,
Held a broken arrow? 

The streets were lined for the wedding parade,
The queen wore the white gloves, the county of song,
The black covered caisson her horses had drawn
Protected her king from the sun rays of dawn.
They married for peace and were gone.
Did you see them, did you see them? 
Did you see them in the river? 
They were there to wave to you.
Could you tell that the empty quivered,
Brown skinned indian on the banks
That were crowded and narrow,
Held a broken arrow?

Un po' di gossip: con grande sconforto di tanti suoi fans, Neil Young ha recentemente abbandonato, dopo oltre trent'anni di matrimonio, Pegi Morton, madre dei suoi figli oltre che sua collaboratrice, per mettersi insieme all'attrice Daryl Hannah...




Nel video sottostante, un'altra versione della medesima canzone:




Iscrivetevi al gruppo di Facebook "Comes A Time - Neil Young" (in inglese)


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19 lug 2015

Charlie Mingus

Buon jazz a tutti!
Eh sì, perché oggi è domenica e, come spesso accade, è   jazz day   per Topolàin!

Uno dei nostri preferiti in assoluto: Charlie Mingus
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Nato nel 1922 in Arizona, dove suo padre serviva l'esercito degli Stati Uniti d'America, il grande contrabassista si spense nel 1979 in Messico.
Per via della morte precoce della madre, crebbe presso alcuni parenti a Watts, una periferia di Los Angeles abitata prevalentemente da afroamericani. Fu la sua mamma putativa, "Mamie" Carson, una mezza indiana del South Carolina, a farlo entusiasmare per la musica classica. Ben presto il piccolo Charles si dedicherà allo studio di qualche strumento: il trombone, il flauto... 

In compagnia della madrigna frequentò l'Holiness Church, dove si tenevano messe gospel dal tenore estatico (tipo quella che abbiamo visto nel film Blues Brothers, per intenderci). Poi conobbe Britt Woodman, di due anni più "anziano" di lui, destinato a diventare un trombonista assai apprezzato. Woodman condusse Charlie a un concerto di Duke Ellington, e per il ragazzo si aprirono le porte dell'universo dei suoni.

Prese lezioni di violoncello tanto da poter suonare in un trio di musica classica formato da lui e dalle sue sorelle e da poter entrare a far parte della Los Angeles Junior Philarmonic Orchestra. 

Blues & Roots (1960)
I brani:

1. Wednesday Night Prayer Meeting - 0:00
2. Cryin' Blues - 5:42
3. Moanin' - 10:44
4. Tensions - 18:48
5. My Jelly Roll Soul - 25:18
6. E's Flat Ah's Flat Too - 32:08 


La formazione:

Charles Mingus – bass
John Handy – alto sax
Jackie McLean – alto saxBooker Ervin – tenor sax
Pepper Adams – baritone sax
Jimmy Knepper – trombone
Willie Dennis – trombone
Dannie Richmond – drums
Horace Parlan – piano, except for "E's Flat Ah's Flat Too"
Mal Waldron – piano on "E's Flat Ah's Flat Too"

Nesuhi Ertegün – producer 
Tom Dowd – recording engineer 

Passò quindi a studiare contrabasso e teoria armonica. Si esercitò a San Francisco in karma yoga e all'inizio degli Anni Quaranta prese a esibirsi come bassista presso diverse band. Come solista, il suo modello era Jimmy Blanton, grande controbassista del gruppo di Ellington (Blanton purtroppo morì giovanissimo, nel 1942 a Los Angeles - aveva solo 23 anni - per via di una tubercolosi).

Considerato un prodigio, Mingus si ritrovò con in tasca un contratto professionale dopo l'altro: nel 1943 nella band di Barney Bigard (ex clarinettista di Ellington), poi in tournée con Louis Armstrong, in sala di registrazione con un gruppo diretto da Russel Jacquet... per finire con Lionel Hampton, che accolse nel proprio repertorio diverse composizioni di Charlie.
Nei primi Anni Cinquanta trovò accresciuta popolarità con un proprio trio (in cui suonavano Red Norvo e Tal Farlow), ma i problemi razziali lo perseguitavano ovunque, facendogli perdere le staffe. Alcuni proprietari di club si sentivano evidentemente "disturbati" dal colore della sua pelle, e il musicista, noto per il suo temperamento focoso, litigava spesso con tali soggetti. Perse il posto anche nella band di Duke Ellington: venne licenziato dal "Duca" in persona (nella cui big band Mingus aveva sostituito Wendell Marshall). Motivo del licenziamento: una lite con Juan Tizol durante uno spettacolo. 




Commercialmente si tolse diverse soddisfazioni in qualità di band leader. Suonò anche insieme a Charlie Parker, che può considerarsi una delle figure che lo influenzò maggiormente. Mingus ripeteva spesso che Parker era il genio per eccellenza, nonché uno dei più grandi innovatori nella storia del jazz. A livello umano però il loro non fu un rapporto facile: trattavasi di odio-amore... Mingus, che non stravedeva per le droghe e i drogati, a volte si mostrava letteralmente disgustato dalle abitudini autodistruttive del celebre sassofonista.

Nel 1952 fondò la Debut Records insieme a Max Roach. Presso quell'etichetta, avrebbero presto esordito tanti nuovi talenti del be-bop. Il 15 maggio 1953, Mingus si esibì in un concerto a Toronto insieme a Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Bud Powell e lo stesso Roach. Lo straordinario evento venne immortalato in due dischi: tra le prime e più importanti pubblicazioni della Debut Records.
La ragione della nascita dell'etichetta Debut era anche il fatto che Mingus aveva constatato che tanti musicisti spesso non venivano pagati dalle compagnie discografiche, e lui voleva riservare loro un trattamento migliore. Tuttavia, per diversi anni Gillepsie si sarebbe lamentato di non aver ricevuto neppure un soldo, dalla Debut di Mingus, sui diritti degli album del concerto di Toronto... 

Nel 1955, durante una "reunion" con Parker, Powell e Roach, accadde che Powell (malato di alcolismo e con gravi lacune mentali, peggiorate dai trattamenti a base di elettroshock), incapace di suonare e di esprimersi coerentemente, dovette essere accompagnato fuori dal palcoscenico. Charlie Parker si mise a ripetere al microfono "Bud Powell, Bud Powell..." a mo' di nenia, e continuò per diversi minuti, finché Mingus, esasperato, si impossessò di un altro microfono e disse al pubblico: "Signore e signori, io con questa cosa non c'entro. Questo non è jazz. Queste sono persone malate". 
Fu l'ultima apparizione dal vivo di Parker, che sarebbe morto una settimana dopo, ucciso dall'eroina.
In quanto a Bud Powell, dopo diversi ricoveri in ospedale, il virtuoso pianista del be-bop si sarebbe trasferito a Parigi, sempre più confuso e sempre più imbottito di medicine, alcool e droghe, prima di tornare a New York dove sarebbe deceduto nel 1966 come un povero derelitto. (Ma al suo funerale, ad Harlem, erano presenti migliaia di persone.)

Tornando a Mingus: spesso suonava con una propria ensemble che comprendeva dagli otto ai dieci elementi e che era nota come The Jazz Workshop. In quell'"officina", esplorò nuovi territori, richiedendo ai suoi compagni di avventura di arricchire la loro tecnica con la spontaneità. Per certi versi si trattava già di free jazz.



Il 1956 fu un anno importante per la carriera di Charlie Mingus e della musica in generale: uscì il capolavoro Pithecanthropus Erectus. All'album parteciparono Mal Waldron al pianoforte, Jackie McLean come alto sassofonista e J.R. Monterose al sax tenore. 
Pithecanthropus Erectus uscì per la Atlantic Records, così come The Clown (1957). In The Clown suonò il batterista Dannie Richmond, che sarebbe rimasto il preferito di Mingus fino alla fine. Richmond e Mingus: un perfetto duo ritmico! Quando, insieme a loro, suonava anche il pianista Jaki Byard, venivano chiamati "The Almighty Three".

Mingus Ah Um (1959) è il risultato dello Jazz Workshop, uscito quasi in contemporanea con altri capolavori del jazz moderno: Time Out di Dave Brubeck, Kind of Blue di Miles Davis e il profetico The Shape of Jazz to Come di Ornette Coleman. Mingus Ah Um contiene alcuni dei "classici" di Mingus: "Goodbye Pork Pie Hat" (elegia a Lester Young) e la versione strumentale di "Fables of Faubus" (una protesta contro il governatore dell'Arkansas Orval E. Faubus, un incorreggibile segregazionista). Durante il 1959, Mingus registrò anche Blues & Roots (uscito l'anno seguente), nelle cui note di copertina il musicista spiega: "Ho incominciato da ragazzino ondeggiando [swing] e battendo le mani in chiesa, ma intanto sono cresciuto e amo altre cose oltre allo swing. Il blues può fare molto più che causare un... ondeggiamento."

Mingus covava sentimenti contrastanti per le innovazioni di Ornette Coleman ("solo esperimenti..."), e tuttavia formò un quartetto con Richmond alle percussioni, Ted Curson alla tromba e con il pluristrumentista Eric Dolphy, in pratica usando gli stessi strumenti che formavano il quartetto di Coleman. Uscì un solo album di questa formazione: Charles Mingus Presents Charles Mingus.




Nel 1963 fu la volta di Mingus Plays Piano (improvvisazioni senza accompagnamento di altri strumenti: solo il pianoforte, suonato da Mingus appunto) e di Mingus Mingus Mingus Mingus Mingus (che fu recensito più che positivamente dal critico Nat Hentoff). Ma forse ancora più importante è da considerarsi The Black Saint and the Sinner Lady, giudicato "uno dei maggiori risultati di orchestrazione nella storia del jazz". Per le note di copertina di The Black Saint..., Mingus si servì del suo psicoterapeuta...

Dello psicoterapeuta aveva proprio bisogno: non raramente si arrabbiava, e qualche volta venne coinvolto persino in risse...

Nel 1964 mise insieme uno dei suoi migliori gruppi di sempre: un sestetto comprendente Dannie Richmond, Jaki Byard, Eric Dolphy, il trombettista Johnny Coles e il tenore sassofonista Clifford Jordan. Breve esistenza di quel gruppo ma tante registrazioni. "Little Johnny C" (così era conosciuto Coles) dovette buttare la spugna durante il tour europeo, giacché si ammalò. Dolphy addirittura aveva deciso in anticipo di rimanere sul Vecchio Continente "e provare cose nuove". Così fu: Mingus e gli altri tornarono negli States senza Dolphy. E Dolphy, il 28 giugno del '64, morì inaspettatamente, in quel di Berlino. Collassò mentre stava suonando in pubblico, probabilmente a causa di un diabete. I medici tedeschi, ai quali era noto l'uso spropositato di stupefacenti dei musicisti neri, lo lasciarono sul letto d'ospedale senza prestargli le cure di cui ha bisogno ogni malato di diabete. In tal modo perse la vita uno dei più grandi fiatisti della storia dela musica (jazz e no). Paradossalmente, tra l'altro, Dolphy non faceva affatto uso di droghe. I "Doktoren" berlinesi avrebbero dovuto solamente fargli un esame del sangue per scoprire le vere cause del suo malessere...

Il 1964 fu anche l'anno in cui Charlie Mingus incontrò la sua futura moglie:  Sue Graham Ungaro (poi Sue Graham Mingus), già moglie dello scultore Alberto Ungaro. La coppia si sarebbe "sposata" nel 1966. Il "prete": Allen Ginsberg!! (Quella fu una cerimonia simbolica, con il famoso poeta della beat generation che intonava uno dei suoi "chants"... Il matrimonio ufficiale tra Charlie e Sue sarebbe avvenuto solo nel 1976.)

 Sue Graham Ungaro


Sempre nel 1966 Mingus ricevette lo sfratto: dovette lasciare la sua casa di New York. Uno dei tanti piccoli-grandi incidenti sul percorso della sua vita...

L'attività di musicista di Mingus rallentò tra la seconda metà degli Anni Sessanta e l'inizio dei Settanta. Nel 1971 insegnò per un semestre all'Università di New York (con sede a Buffalo). Lo stesso anno uscì la sua autobiografia  Beneath the Underdog
Nel 1974 formò un quintetto con il solito Richmond alla batteria, con Don Pullen (piano), Jack Walrath (tromba) e George Adams (sax). Il gruppo registrò due dischi, ambedue acclamati: Changes One e Changes Two. Durante questo periodo, Mingus suonò anche con Charles McPherson. Cumbia and Jazz Fusion, del 1976, fu un tentativo di fondere la musica colombiana (la "Cumbia" del titolo) con forme jazzistiche tradizionali. 




A metà degli Anni Settanta a Mingus fu diagnosticata la sclerosi laterale amiotrofica, o SLA, chiamata anche "morbo di Lou Gehrig". Ne soffrì la sua tecnica di esecuzione, che peggiorò al punto tale che Charlie non poté più suonare il suo strumento di sempre: il contrabasso, per l'appunto. Continuò tuttavia a comporre e sopravvisionò la registrazione di molti suoi dischi. 
Poco prima di morire, collaborò con Joni Mitchell in Mingus, album che la cantautrice canadese volle dedicargli. Un disco-omaggio cui parteciparono anche Wayne Shorter, Herbie Hancock e un altro grande bassista e compositore: Jaco Pastorius.

Mingus si spense a 56 anni a Cuernavaca, in Mexico, dove si era recato per altre cure e per la riconvalescenza. Le sue ceneri vennero sparpagliate nelle acque del Gange.

18 lug 2015

Brano del giorno: "I Had A Dream"

... degli Audience




Normalmente i londinesi Audience sono noti come "storica" band appartenente al progressive rock, o "art rock". Dico "normalmente" perché il successo arrise a questo gruppo con brani che ripetono lo stile delle loro influenze: il soul. In generale, la musica che facevano era più vicina al folk rock che al prog. Da affiancare dunque più ai Traffic e ai Gnidrolog che non ai Genesis, ai Pink Floyd o ai Van der Graaf Generator (anche se la voce di Howard Werth ricorda un po' quella di Peter Hammill... Werth a un certo punto si unirà ai Doors per sostituire Jim Morrison.)



Nacquero nel 1969 sui resti della formazione soul "Lloyd Alexander Real Estate", che aveva sul proprio conto soltanto un single pubblicato due anni prima. Howard Werth (chitarra acustica e voce), Keith Gemmell (sax, flauto, altri fiati) e Trevor Williams (basso e voce) si misero insieme al batterista Tony Connor. La Polydor fece uscire nel 1969 il loro album di debutto Audience. Nello stesso anno scrissero la colonna sonora del film Bronco Bullfrog (una specie di Easy Rider britannico in bianco-e-nero).

Mentre supportavano i Led Zeppelin, i quattro vennero notati da Tony Stratton-Smith, a cui piacquero e che li prese immediatamente nella scuderia della Charisma Records. Il loro single "Indian Summer", dall'album The House on the Hill (1971), raggiunse, nella Billboard Hot 100 degli USA, la posizione numero 74. Dopo una tournée in America con Rod Stewart e i Faces, nonché i Cactus, Gemmell decise di abbandonare il gruppo. Il resto dei componenti finì a fatica Lunch, il quarto album (1972), e poco dopo la formazione si sciolse. Gemmell era in effetti la "nota" distintiva degli Audience e, senza il loro sassofonista/flautista, la band aveva poco da offrire.

Nel 2004 Werth, Gemmell e Williams tornarono insieme sotto il nome "Audience". Nel 2005 uscì il "live" alive & kickin' & screamin' & shoutin'.






Discografia - album

1969: Audience
1970: Friendʼs Friendʼs Friend
1971: The House on the Hill
1972: Lunch

1973: You Can't Beat Them (compilation)
1992: Unchained (compilation)

2005: Alive & Kickin' & Screamin' & Shoutin' (dal vivo)











Discografia - singles


1971: "Belladonna Moonshine" / "The Big Spell"
1971: "Indian Summer" / "It Brings a Tear" / "Priestess" (#74 auf Billboard Hot 100)
1971: "You're Not Smiling" / "Eye to Eye"
1972: "Stand by the Door" / "Thunder and Lightnin'"







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I Genesis a Torino nel 1975 (bootleg)

L'essenza stessa del progressive! I Genesis, ancora giovanissimi, hanno scritto tanta musica immortale, proiettandosi nel Parnaso del prog rock e non solo. 

In questa registrazione d'epoca, loro presentano l'intero nuovo album Lamb Lies Down on Broadway. Scriviamo l'anno 1975 e ci troviamo al Palasport di Torino, davanti a un pubblico semplicemente in estasi. Ma il culmine si raggiunge con il bis, durante cui il gruppo suona due pezzi noti ai fans: "Musical Box" e "Watcher Of the Skies". 
Bello sentire Peter Gabriel che, tra una canzone e l'altra, parla in un italiano più che passabile... 

Peter Gabriel - lead vocals, flute, percussion;
Steve Hackett - lead guitars, effects;
Mike Rutherford - bass, guitars, bass pedals, backing vocals;
Phil Collins - drums, percussion, backing vocals;
Tony Banks - keyboards, 12 strings guitar.






Genesis live at the Palasport Torino, Turin, Italy, during their The Lamb Tour in 1975.


00:00 - Intro/The Lamb Lies Down On Broadway;
06:41 - Fly On A Windshield/Broadway Melody;
10:52 - Cuckoo Cuckoon;
13:58 - In The Cage;
21:18 - The Great Parade Of Lifeless Packing;
25:01 - Story Of Rael I;
26:30 - Back In NYC;
32:39 - Hairless Heart;
35:17 - Counting Out Time;
39:10 - The Carpet Crawlers;
44:53 - The Chamber Of 32 Doors;
50:42 - Story Of Rael II;
53:43 - Lillywhite Lillith;
56:38 - The Waiting Room;
01:04:12 - Anyway;
01:07:52 - Here Comes The Supernatural Anaesthetist;
01:10:25 - Interlude/The Lamia;
01:19:09 - Silent Sorrow In Empty Boats;
01:22:45 - The Colony Of Slippermen;
01:31:12 - Ravine;
01:32:37 - The Light Dies Down On Broadway;
01:35:50 - Riding The Scree;
01:39:48 - In The Rapids;
01:42:07 - It;
01:47:23 - The Musical Box;
02:00:13 - Watcher Of The Skies.

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Il giorno 6 dello stesso mese di marzo 1975 si erano esibiti in Portogallo, dove la giunta militare deteneva il potere e tanta gioventù sognava la libertà. Fu un concerto stupendo, magico addirittura. Circolava "abbastanza" droga al Pavilhao dos Desportos di Cascais, ma le emozioni suscitate dalla musica dei Genesis non necessitano certo di sostanze stupefacenti per decollare...

13 lug 2015

Cal Tjader

La carriera di Cal Tjader si dilunga per quattro decenni e lo porterà a vincere un Grammy nel 1980 per l'album La Onda Va Bien.
Jazzista che preferiva esibirsi principalmente al vibrafono, si faceva accompagnare da una ritmica tipicamente latina (bongos e congas, otre alle comuni percussioni), dai timpani e da un pianoforte. 
Viaggiando dall'acid jazz al latin rock, le atmosfere che caratterizzano la sua musica sono afro-cubane e brazilere. Ad ogni modo funky, spumeggianti.





Il musicista statunitense (era nato a St. Louis nel 1925; morì a Manila nel 1982 a causa di un infarto) collaborò con una pletora di grandi nomi del jazz e della musica caraibica. Il suo più grande successo fu l'album Soul Sauce (1964), la cui "title-track" è una cover di Dizzy Gillespie.









11 lug 2015

Bruno Renzi: 'Pianobar'



Non ci finisce di stupire Bruno Renzi, cantautore italiano stanziato in Germania. Ora è uscito il suo Pianobar, canzoni celebri che lui esegue alla tastiera. Dunque un autore... che in questo caso non usa la voce e che predilige presentare canzoni altrui. Canzoni note - quasi tutte - per essere colonne sonore di grande rilievo, vere e proprie minisinfonie, nella maggior parte premiate con l'Oscar o il Grammy.
Da "Once upon a time, in the West" il viaggio ci porta, attraverso l'alta e abbronzata ragazza di Ipanema ("Girl of Ipanema", track n. 12) fino alle altrettanto notissime "Time to say goodbye" e "Cinema Paradiso". 
Sebbene sul vapore dei sogni sia imbarcato insieme a noi un unico strumento, e cioè quello coi tasti bianchi e neri, l'avventura direi cinemascopica di Pianobar serve a condire in maniera raffinata e ingegnosa le nostre mattinate di fine settimana o, se volete, le nostre serate dedicate al relax in compagnia di un buon brandy e, possibilmente, con un partner amoroso accanto a noi.

Do al CD quattro di cinque stelle. Conosco Renzi e ho ascoltato troppe volte la sua voce calda e morbida, che in questo caso mi manca. Fantastica comunque l'interpretazione pianistica di tutt'e 18 i titoli scelti, stavolta senza gli arabeschi jazzistici che contraddistinguono altri lavori dell'artista. In Pianobar troverete in pratica musica classica, o neoclassica. Musica colta, quindi: arte ed eleganza che oscillano tra bellezza raccolta e giocosa levità (vedi "Cheek to cheek", traccia n. 15). Una cascata di note ottima anche per punteggiare un pranzo o una cena a base della migliore cucina italiana.

I brani da me preferiti? In concreto sono tutti eseguiti magistralmente e "con anima", ma se proprio devo fare una mia piccola cernita personale, ecco i titoli: "Limelight", "Let's do it", "Sentimental journey", "Don't cry for me Argentina", "Tema di Lara" (da brividi!) e "Mia in Re maggiore" (quest'ultimo, composto dallo stesso Renzi, da solo vale già il prezzo dell'intero album).


Per ordinare: info@brunorenzi.de

Sconti per ordinazioni superiori alle cinque copie.
Se il CD è destinato all'uso in esercizi enogastronomici e alberghieri, pregosi indicarlo nella richiesta.


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Altro articolo in Topolàin sullo stesso artista:

"Bruno Renzi, poeta del pop-jazz"


01 lug 2015

Riff Raff - una grande band storica

Riff Raff, gruppo progressivo britannico degli Anni Settanta



Fondati nel 1972 da Tommy Eyre (tastierista), i loro due album riscossero scarsa risonanza, ma la loro leggenda continua a vivere negli ambienti underground e degli appassionati del prog rock della prima ora.
  • Bud Beadle - saxophone
  • Rod Coombes - drums, percussion and songwriter
  • Joe Czarnecki aka Joe Peters - drums, percussion
  • Aurero De Souza - drums
  • Tommy Eyre - keyboards, vocals
  • Pete Kirtley - guitar, vocals
  • Roger Sutton - bass guitar, vocals
  • Steve Gregory - woodwind
  • Joanna Newman - vocals
  • Joe O'Donnell - viola



'Original Man' (album completo):