31 dic 2015

Buon Anno 2016 a suon di prog!



Jethro Tull, Genesis, Robert Wyatt, PFM (Premiata Forneria Marconi), Banco (BMS, Banco del Mutuo Soccorso), Randone, Curved Air



Possa il Progressive Rock essere con voi!













29 dic 2015

John Tchicai #jazz



Come vogliamo chiamarlo? Jazz sperimentale? Jazz d'avanguardia? La musica di John Tchicai, sassofonista e compositore danese di padre congolese, si spinge oltre i confini già toccati dal suo maestro Archie Shepp.



Io personalmente quest'oggi mi sto piacevolmente crogiolando alla secchezza dei suoi suoni; è un free jazz che va ancora più in là del "free". Ma avrò sempre uno spirito tanto marziano?

Una curiosità: il suo viaggio "out of limits" lo portò nel 1969 a cooperare con John Lennon e Yoko Ono in uno dei dischi avanguardistici della Zapple (l'etichetta alternativa dei Beatles): John Lennon's Unfinished Music No.2: Life with the Lions.




20 dic 2015

Addio a Kurt Masur

Aveva 88 anni



Diresse tra l'altro la New York Philharmonic dal 1991 al 2002, ma i suoi meriti sono innumerevoli e vanno al di là di una "semplice" carriera da star della bacchetta. 

Per circa trent'anni Masur fu direttore della Gewandhaus Orchestra di Lipsia al tempo della DDR (Germania dell'Est, comunista). Fu attivo nelle manifestazioni del 1989 contro la dittatura "rossa" predicando la non-violenza ed evitando così, insieme ad altre importanti figure della cultura della Deutsche Demokratische Republik, che il Crollo del Muro fosse segnato da spargimenti di sangue.
Il 3 ottobre 1989 toccò a lui l'onore di dirigere a Berlino la Nona di Beethoven per celebrare l'Unità delle due Germanie. E fu un concerto memorabile.
A quel punto tutti immaginavano una sua entrata nella vita sociopolitica dell'ex Germania dell'Est, e invece Kurt Masur decise di trasferirsi negli USA.

Nella foto: Masur con sua moglie, la soprano Tomoko Sakurai-Masur, nel giardino della loro casa a Lipsia



Diresse la New York Philarmonica in una toccante performance di Ein Deutsches Requiem, di Brahms, poco dopo il 9/11 (attentato terroristico del 9 settembre 2001). E, vicino a Ground Zero, musicisti della sua prestigiosa ensemble diedero concerti gratuiti per celebrare le vittime e per lanciare un messaggio di pace. L'umanismo (e l'umanità) di Kurt Masur si tramanda tuttora a New York tramite l'Annual Free Memorial Day Concert, da lui inaugurato. 
Tra il 2000 e il 2007 fu anche tra i principali maestri della London Philharmonic; venne nonché nominato direttore onorario dell'Orchestra Nazionale di Francia.

Nessun altro lasciò rivivere Mendelssohn come lui



Fu proprio conducendo l'Orchestra Nazionale di Francia, nell'aprile 2012, che il grande Masur collassò e dovette essere trasportato in ospedale. In seguito all'incidente, tanti concerti di quell'anno vennero cancellati e da lì a poco apparve sulla sua homepage la notizia che Kurt Masur aveva contratto il Morbo di Parkinson. 




22 nov 2015

Sunday, jazz day: Billy Cobham

Questo uscì nel 1973: musica del futuro!




Se c'è un batterista jazz che è andato "oltre", dominando la scena degli ultimi quattro decenni, questo è il panamense Billy Cobham. Trasferitosi con la famiglia a New York City durante la fanciullezza, la musica di cui Cobham si fa foriero unisce non solo le due Americhe, ma tutti i mondi possibili; cavalcando l'onda elettrica degli ultimi due secoli... e di quelli a venire. 
Cobham ha trovato la quadratura del cerchio, o forse è meglio dire quella "formula universale", quella "teoria del tutto" che invano, per centinaia di anni, tanti scienziati, tra i quali Einstein, hanno provato a enunciare.




Già con il suo debutto, Spectrum, Cobham ci porta in un viaggio meraviglioso dentro la sua navicella. Ma in realtà il viaggio era iniziato prima, con le sue collaborazioni con Miles Davis e John McLaughlin, nomi che sono una garanzia non soltanto per i conoscitori della jazz fusion.
A Spectrum partecipano il tastierista Jan Hammer (Mahavishnu Orchestra), Tommy Bolin alla chitarra (più tardi coi Deep Purple) e il bassista Lee Sklar, che qui fa un lavoro magnifico (vedi il megalittico "Stratus").
Difficile immaginarsi un album più infuocato e up to date di questo, pur con i momenti di rilassatezza di marca salsa ("To The Women In My Life" / "Le Lis"). La sensazione che si ricava dall'ascolto è magnifica. Un'iniezione di energia quantica.



Billy Cobham - Drums
Mike Stern - Guitar
Michal Urbaniak - Lyricon and Violin
Gil Goldstein - Piano
Tim Landers - Bass

Qui il violino di Urbaniak aggiunge fluidità alla porcellana e al cristallo incastonati d'acciaio.



Nel 1992 Cobham iniziò a collaborare con l'UNICEF per aiutare pazienti autistici e bambini di strada a Santos, in Brasile. Quel progetto terapeutico-musicale durò alcuni anni. 

Nel '93 fu al WOMAD Festival (World of Music, Arts and Dance) con Peter Gabriel, nonché con l'Okuta Percussion della Nigeria e Farafina di Burkina Faso. (Ancora oggi collabora a WOMAD: per anni ha tenuto lezioni di tecnica di esecuzione alla University of Bath Spa, in Inghilterra, ed è attualmente "patrono ufficiale" del WOMAD di Bath.) 

Ha suonato e suona con il gruppo cubano Asere.

"Per me è molto interessante sentire la Mahavishnu Orchestra o anche Jack Bruce, e cercare di essere alla loro altezza. E' un tipo di musica dalle radici latine. La musica non è bugiarda, la musica rivela chi tu sei veramente. La mia collaborazione con gli Asere mi aiuta a ricollocarmi nello spazio e nel tempo. Io cerco di riconnettermi a Panama: attraverso uno sguardo più chiaro al mio passato, cercherò di capire meglio il futuro."  

Nel 2011 Cobham ha iniziato a insegnare "drums online" alla Jazz and Fusion Drum School.
(Vedi anche i video su Drumlessons.com .)


Attualmente è in tournée in Italia.


Prossimi concerti:


29/11/2015
BILLY COBHAM BAND
REGGIO CALABRIA, ITALY.

02/12/2015
BILLY COBHAM BAND
Constantine International Jazz Festival. CONSTANTINE, ALGERIA.

28/01/2016
BILLY COBHAM BAND
"Blue Note Milano". MILAN, ITALY.

29/01/2016
BILLY COBHAM BAND
"Blue Note Milano". MILAN, ITALY.

30/01/2016
BILLY COBHAM BAND
"Blue Note Milano". MILAN, ITALY.

06/02/2016
BILLY COBHAM' DRUM CLINIC
"Klub Angelo". POZNAN, POLAND.

31/03/2016
BILLY COBHAM BAND
THUN, SWITZERLAND.

27/04/2016
BILLY COBHAM, drums - RON CARTER, bass - DONALD HARRISON, saxophone.
"Blue Note". NEW YORK, USA.

28/04/2016
BILLY COBHAM, drums - RON CARTER, bass - DONALD HARRISON, saxophone.
"Blue Note". NEW YORK, USA.

29/04/2016
BILLY COBHAM, drums - RON CARTER, bass - DONALD HARRISON, saxophone.
"Blue Note". NEW YORK, USA.

30/04/2016
BILLY COBHAM, drums - RON CARTER, bass - DONALD HARRISON, saxophone.
"Blue Note". NEW YORK, USA.

01/05/2016
BILLY COBHAM, drums - RON CARTER, bass - DONALD HARRISON, saxophone.
"Blue Note". NEW YORK, USA.

10/07/2016
BILLY COBHAM BAND.
"Brosella Folk & Jazz". BRUSSELS, BELGIUM.

13/09/2016
BILLY COBHAM MASTER CLASS.
New Bulgarian University (NBU). SOFIA, BULGARIA.

14/09/2016
BILLY COBHAM MASTER CLASS.
New Bulgarian University (NBU). SOFIA, BULGARIA.

15/09/2016
BILLY COBHAM MASTER CLASS.
New Bulgarian University (NBU). SOFIA, BULGARIA.

16/09/2016
BILLY COBHAM.
New Bulgarian University (NBU). SOFIA, BULGARIA.





14 nov 2015

"Clandestino in Babylon" - Manu Chao - Radio Bemba





"Intro" "Bienvenida a Tijuana" "Machine Gun" "Por Dónde Saldrá el Sol?" "Peligro" "Welcome to Tijuana" "El Viento" "Casa Babylon" "Por el Suelo" "Blood and Fire" "EZLN... Para Tod@s Todo..." "Mr. Bobby" "Bongo Bong" "Radio Bemba" "Qué Pasó Qué Pasó" "Pinocchio (Viaggio In Groppa Al Tonno)" "Cahí en la Trampa" "Clandestino" "Rumba de Barcelona" "La Despedida" "Mala Vida" "Radio Bemba" "Qué Pasó Qué Pasó" "Pinocchio (Viaggio In Groppa Al Tonno)" "La Primavera" "The Monkey" "King Kong Five" "Minha Galera" "Promiscuity"


Woodstock 2014! Vibrazioni positive in un mondo a pezzi.

Alla tromba: Roy Paci, da Siracusa.



"Welcome to Tijuana"

Welcome to Tijuana
Welcome to Tijuana
Welcome to Tijuana
Tequila, sexo y marijuana
Welcome to Tijuana
Donde el coyote no hay aduana

Bienvenido a Tijuana
Bienvenido mi amor
De noche a la manana
Bienvenido a Tijuana

Bienvenido a mi suerte
A mi me gusta verte
Bienvenido a Tijuana
Bienvenido a Tijuana

Bienvenido mi amor
Bienvenido a Tijuana
Bienvenido a tu pena
Bienvenido a la cena

Sopita de camaron
Bienvenido a Tijuana
Bienvenido a mi suerte
Bienvenido a la muerte

Por la Panamericana
Welcome to Tijuana
Tekila, sexo y marijuana
Welcome to Tijuana
Donde el coyote no hay aduana

11 ott 2015

Count Basie

Buon jazz a tutti!
Eh sì, perché oggi è domenica e, come spesso accade, è   jazz day   per Topolàin!

Uno dei nostri preferiti in assoluto: Count Basie




Il grande pianista e compositore di Red Bank, New Jersey, si trasferì a vent'anni, nel 1924, ad Harlem (quartier generale del jazz), dopo che per circa quattro anni aveva pestato i tasti bianchi-e-neri nei propri paraggi, in festicciole e in ogni altra occasione possibile. Andò in tournée con orchestre di Chicago, St. Louis e Kansas City prima di formare la sua propria big band, che, tra alti e bassi, avrebbe diretto per circa mezzo secolo.
La Count Basie Orchestra era formata da due sax tenori e mirava a enfatizzare la parte ritmica. "Count" fin da ragazzino era stato affascinato dalle percussioni, anche se poi era diventato un pianista.
Fece parte della sua orchestra gente di talento quale i sassofonisti  Lester Young e Herschel Evans, il chitarrista Freddie Green (vedi video d'apertura), i trombettisti Buck Clayton e Harry "Sweets" Edison e i cantanti Jimmy Rushing e Joe Williams. Tra i migliori drummers su cui Basie poté contare ricordiamo soprattutto Sonny Payne, immediatamente seguito da Rufus Jones.



Quello di Count Basie era un jazz ballabile, piacevole, uno swing "radio-friendly", gradito anche ai bianchi. Fin da subito l'effetto d'attrazione sugli amanti della musica (della musica senza barriere di generi) fu formidabile.



Dopo i grandi successi negli Anni Quaranta viaggiando a destra e a manca per gli States, non solo nei club ma anche sull'onda delle frequenze radio, nel 1950 la popolarità della band era in declino, e problemi finanziari costrinsero Basie a scioglierla (come furono costrette allo scioglimento tutte le grandi orchestre dell'epoca, all'infuori di quella di Duke Ellington). Per i seguenti due anni, William Allen Basie, che aveva voluto chiamarsi "Count" seguendo l'esempio di Duke Ellington e di Earl Hines, diresse ora un sestetto, ora un gruppo di nove musici. Tra costoro: Clark Terry, Wardell Gray, Buddy DeFranco, Serge Chaloff e Buddy Rich, e dunque il fior fiore dei talenti jazzistici non solo di allora ma di ogni tempo. Una vera e propria band, Basie poté rimetterla in piedi nel 1952 con l'aiuto del cantante e amico Billy Eckstine, per la cui orchestra scriveva gli arrangiamenti già a metà degli Anni Quaranta.




In seguito a numerose registrazioni, in studio e dal vivo, Count Basie divenne un punto di riferimento del jazz e il suo gruppo una sorta di istituzione e scuola per giovani musicisti. Non c'era quasi nessun "novizio" che non volesse suonare con Count Basie. 
Nel 1954 compì il primo tour europeo, approdando anche in Scandinavia. Il cantante in questo "giro" sul Vecchio Continente era Billy Eckstine (col quale nel 1959 avrebbe registrato un disco considerato uno classico nell'ambito della storia delle big band: Basie and Eckstine Inc., che si avvale degli arrangiamenti di Quincy Jones).

Il brano "Every Day I Have the Blues" con Joe Williams del 1955 vinse il Grammy Hall of Fame Award nel 1992. Ma di Grammy ne aveva vinti tanti altri, prima e dopo, anche se i suoi dischi, pur se pregevoli (Breakfast Dance del 1959, Barbecue dello stesso anno, Dance with Basie del 1960, Basie at Birdland del 1961 e The Legend del 1962) non vendettero tantissimo.

Per incrementare i guadagni, Basie si dedicò a collaborazioni con diversi cantanti, come Frank Sinatra (avvalendosi in questo caso degli arrangiamenti di Quincy Jones), Tony Bennett (1958/1959), Ella Fitzgerald (1963), Sammy Davis jr. (1965) e Jackie Wilson (1968). Gli appassionati di jazz più integralisti non amano questo particolare periodo della biografia di Count Basie e a suo tempo gli mossero diverse critiche. Lo stesso "Count" dovette rendersi conto di aver imboccato una via poco consona alla dignità di un Jazzista con la "j" maiuscola e, alla fine degli Anni Sessanta, tornò a una musica più in linea con la sua storia. Non si può tuttavia negare la grandezza della registrazione "live "con Sinatra At the Sands di Las Vegas nel gennaio-febbraio 1965 (Reprise): un classico dello swing e uno dei migliori concerti sia per il cantante sia per la band e per l'arrangiatore.

Nel 1970 registrò l'album Afrique, un disco sperimentale e all'avanguardia che fu nominato ai Grammy Awards dell'anno successivo.







Nei primi Anni Settanta passò alla Pablo Records, con cui rimase fino alla morte. Di questo periodo sono gli album Basie Jam, Basie and Zoot, Prime Time e The Gifted Ones, con Dizzy Gillespie.





Nel 1976 ebbe un attacco cardiaco che ne interruppe la carriera per diverso tempo e negli Anni Ottanta dovette esibirsi a volte su una sedia a rotelle.

Morì a Hollywood il 26 aprile 1984.




10 ott 2015

Brano del giorno: "All to Myself Alone"

... di Ray Charles





Nato ad Albany, Georgia, nel 1930, Ray Charles Robinson inizia fin da piccolo a cantare in chiesa. Intorno ai cinque anni accusa gravi problemi alla vista e nel giro di pochi mesi diviene irrimediabilmente cieco.




Cresce in condizioni di estrema povertà nel periodo più buio dell'odio razziale negli USA. Nessuno intorno a lui potrebbe prevedere, date le premesse, che, crescendo, il piccolo Ray diventerà uno dei migliori esponenti del rhythm'n'blues, del blues e del soul. Nonché un buon conoscitore del country e del jazz. L'appellativo "The Genius", che gli affibbiano fin da quando si lancia verso i cieli del professionismo, è assolutamente azzeccato.

Le masse certamente lo ricordano per la sua apparizione nel film cult The Blues Brothers (regia di John Landis, con John Belushi e Dan Akroyd nei ruoli principali). Ma quello fu, insieme al concerto del 1981, uno dei punti d'arrivo della sua carriera. Nel 1980 infatti Ray era una leggenda vivente; e un uomo forse già malato, pur se mai indomito. (Sarebbe morto nel 2004 a seguito di una malattia del fegato.) 




Dopo aversi fatte le ossa con il gospel, crea il suo primo gruppo, il "McSon Trio" nel 1947, sullo stile del celebre "Nat King Cole Trio".

La malinconica "Georgia On My Mind", omaggio allo Stato Federale da cui proviene, rimane di certo il suo hit più conosciuto, anche se il vero autore della ballata è Hoagy Carmichael. (Per maggiori dettagli, andate sul sito ufficiale di Ray Charles.) 



Altri due grandi successi del pianista-cantante sono "I can't stop loving you" (bellissima, ideale per gli innamorati) e "Hit the Road, Jack" (movimentata, secondo la migliore tradizione R&B).





La prima metà della sua vita è stata raccontata nel film Ray,  del regista Taylor Hackford, su copione di James L. White. Ray illustra episodi biografici significativi, cominciando con il viaggio del musicista a Seattle fino all'onore che gli concesse la Georgia dichiarando la canzone "Georgia On My Mind" un po' l'inno ufficiale di quello Stato del Sud; le vicende sono punteggiate da flashback della prima gioventù. Jamie Foxx, l'attore protagonista, ha fatto un lavoro talmente convincente nell'interpretare il grande Ray da guadagnarsi un Oscar.



Anche la versione di Ray Charles della traditional song "America The Beautiful" ha lasciato il segno, tanto che parecchi americani si sono chiesti - e ancora si chiedono - chiedono se non sia opportuno sostituire l'inno Star-Spangled Banner con questa canzone.







Nel 2010 Alexis Spraic ha girato un documentario di due ore in cui il noto attore David Duchovny guida lo spettatore attraverso Ray Charles’ America.



09 ott 2015

Brano del giorno: "Give Peace a Chance"

... di John Lennon (1969)




                        Happy Birthday, John!



Happy 75th birthday - but was shot dead in New York on 12/8/1980.


08 ott 2015

Brano del giorno: "Can't You Hear Me Knocking"

... dei Rolling Stones

Live al Madison Square Garden di NY nel gennaio 2003. 11 minuti di meraviglioso blues rock.


29 set 2015

Brano del giorno: "Heart With No Companion"

... di Leonard Cohen - cover version di Niall Connolly




"Heart With No Companion"

I greet you from the other side 
Of sorrow and despair 
With a love so vast and shattered 
It will reach you everywhere 
And I sing this for the captain 
Whose ship has not been built 
For the mother in confusion 
Her cradle still unfilled 

For the heart with no companion 
For the soul without a king 
For the prima ballerina 
Who cannot dance to anything 

Through the days of shame that are coming 
Through the nights of wild distress 
Tho' your promise count for nothing 
You must keep it nonetheless 

You must keep it for the captain 
Whose ship has not been built 
For the mother in confusion 
Her cradle still unfilled 

For the heart with no companion ... 

I greet you from the other side ...

*******


La versione migliore rimane ovviamente quella cantata dallo stesso Maestro nel suo fantastico album Various Positions:





27 set 2015

Jazz on Sunday: Sonny Rollins




Tra i longevi del jazz c'è sicuramente da annoverare Theodore Walter "Sonny" Rollins, newyorkese ma di genitori provenienti dalle Virgin Islands.


Il "Colosso del Sax" come è stato chiamato, è tra i pionieri del moderno jazz. Iniziò a suonare a 7-8 anni e, dopo aver iniziato con il be-bop, passò ad altri stili. Inizialmente venne influenzato, come tanti altri, dai suoni "jump" e Rhythm&Blues di artisti del rango di Louis Jordan, per poi orientarsi ai grandi sax tenori compresi in quell'ampio raggio che va dal "duro" Coleman Hawkins ai frasisti "leggeri" tipo Lester Young. Erano gli Anni Cinquanta e il be-bop stava scrivendo la propria appassionante storia. Non c'è dunque da sorprendersi che, a vent'anni o giù di lì, Rollins idolatrasse Charlie Parker. Lui stesso ebbe la fortuna di avere un mentore d'eccezione: il pianista e compositore Thelonious Monk, che lo sentì suonare spesso (molte volte a casa dello stesso Monk).



La vita di Sonny Rollins è un romanzo ed è anche un esempio di come, dopo ogni caduta, ci si può rialzare. Nel 1950 viene arrestato per rapina a mano armata e condannato a tre anni di carcere. Sconta "solo" dieci mesi (a Rikers Island), prima di essere rilasciato sulla parola. Nel '52 viene ri-arrestato perché trovato in possesso di eroina. L'eroina, questa compagna inseparabile - e implacabile - di molti grandi musicisti! Nel 1955 è mandato al Federal Medical Center di Lexington (allora l'unico istituto negli USA per sconfiggere l'abuso di droghe), dove il giovane Sonny decide di fare da volontario per una terapia a base di metadone. Trasferitosi a Chicago, si unisce al trombettista Booker Little. Teme apertamente la sobrietà: ha paura che essere sobrio potrebbe inficiare il suo modo di fare musica, la creatività... E invece, come capitò a Clifford Brown (che riuscì sempre a mantenersi "clean"), arrivò anche per Rollins il successo.

Nell'estate del 1955 divenne un membro del Miles Davis Quintet, ma solo per poco. Quindi passò al Clifford Brown - Max Roach Quintet. Dopo la morte, in un incidente automobilistico, di Brown (a soli 25 anni... lo stare lontano dalle droghe non aveva aiutato il grande trombettista a vivere a lungo!) e del pianista - anche lui venticinquenne - Richie Powell (al volante della vettura c'era Nancy Powell, moglie di Richie), Rollins rimase a suonare con Roach, mentre via via pubblicava diversi propri album per le etichette Prestige Records, Blue Note, Riverside e la Contemporary di Los Angeles.



Saxophone Colossus, registrato il 22 giugno 1956 nello studio di Rudy Van Gelder in New Jersey, vedeva Tommy Flanagan al piano, l'ex bassista dei Jazz Messengers Doug Watkins, oltre al suo batterista preferito - Max Roach, appunto. Saxophone Colossus - tra i suoi dischi più acclamati - includeva, tra le altre, le composizioni "St. Thomas" (un calypso caraibico basato su una melodia che sua madre gli cantava da piccolo), il brano be-bop "Strode Rode", nonché "Moritat", che altro non è che la canzone di Kurt Weill meglio nota come "Mack the Knife".

Nel 1956 Sonny sposa l'attrice e modella Dawn Finney. Ma la sua vita è una serie di alti-e-bassi e quel suo primo matrimonio naufraga.


Per un esaustivo "curriculum" su Sonny Rollins, la musica e le droghe, leggi: 
"Sonny Rollins At Sixty-Eight - Reformed, redeemed, and ready for reincarnation"
un articolo del 1999 di George W. Goodman apparso sull'Atlantic Magazine.

Sempre al 1956 risale Tenor Madness, inciso con il gruppo di Miles: ne facevano parte il pianista Red Garland, il bassista Paul Chambers e Philly Joe Jones alla batteria. Nel brano che dà il titolo all'album suona il già grande, anzi grandissimo John Coltrane.

Nel 1957 Rollins decise di provare a sottrarre il pianoforte e di farsi accompagnare soltanto da basso e batteria. Questo tipo di musica jazz per trio viene detta "strolling" ("passeggiata", "passeggiate"). Fatta la conoscenza di Ornette Coleman (uno dei jazzisti più "estremi" in assoluto, per le sue sperimentazioni spesso davvero ultraumane), Sonny si esercitò per qualche tempo con lui. Nel frattempo cresceva la sua fama di "improvvisatore". Nel 1958 si ritrovò a posare per la celebre foto di Art Kane dal titolo "A Great Day in Harlem", dove si vedono 57 musicisti jazz.


Nello stesso anno registra Freedom Suite, dove, nelle note di copertina, scrive:
"How ironic that the Negro, who more than any other people can claim America's culture as his own, is being persecuted and repressed; that the Negro, who has exemplified the humanities in his very existence, is being rewarded with inhumanity."

La title track dell'omonimo album è un pezzo blueseggiante di 19 minuti. Oscar Pettiford e Max Roach costituiscono l'accoppiata bass+drums.



Nel 1959 il suo primo tour europeo (Svezia, Olanda, Germania e Francia), dopodiché Sonny Rollins si ritirò per tre anni, o comunque smise di incidere, agendo nel frattempo per così dire in maniera più libera, sperimentando.

Nel 1962 con The Bridge celebra il come-back.

Pubblicato dalla RCA e prodotto da George Avakian, The Bridge fu realizzato da un quartetto che comprendeva, oltre a Rollins, il chitarrista Jim Hall, Ben Riley alle percussioni e Bob Cranshaw al basso. Quello divenne il suo album più venduto in assoluto. Da lì in poi, e finché durò il contratto con la RCA, ogni disco sarebbe differito dal successivo; si andava dai ritmi latini alla pura avanguardia. In mezzo, ci fu una tournée in Giappone.

La sua apparizione del 1965 al Ronnie Scott's Jazz Club è documentata dal CD (ovviamente stampato molti anni dopo, dato che allora si era nell'era del vinile) Live in London. Suo il soundtrack del film Alfie (con Michael Caine nel ruolo di protagonista). Poi vennero le produzioni per la label Impulse!: East Broadway Run Down, There Will Never Be Another You e Sonny Rollins on Impulse!.
Nel 1969 Rollins si concesse un'altra pausa, stavolta per studiare yoga, meditazione e filosofie orientali. E non a New York, ma in loco, ovvero in India.





Capite che abbiamo a che fare con una delle figure più influenti non solo del jazz, ma della cultura pop e della subcultura in generale. Gli Anni Settanta e Ottanta rappresentarono per lui decenni di esplorazione musicale (non necessariamente in direzione astrattismo, bensì abbracciando forme popolari, e addirittura commerciali, di musica: R&B, pop, funk...), costellati da vari riconoscimenti.
Nel 2001 Rollins vinse un Grammy per l'album This Is What I Do (2000). L'11 settembre 2001 il musicista udì il boato delle Twin Towers che crollavano e, come altri che abitavano anche a diversi isolati di distanza dalle Torri, dovette abbandonare la sua abitazione: fu visto scendere in strada reggendo il suo sassofono... The 9/11 Concert (un CD del 2005) gli portò un altro Grammy, dopo quello che aveva vinto nel 2004, dedicato alla carriera (2004: anno della morte di sua moglie Lucille).

Without a Song: The 9/11 Concert vedeva tra i musicisti suo nipote, il trombonista Clifton Anderson, oltre al bassista Cranshaw, a Stephen Scott al piano, e al percussionista Kimati Dinizulu, coadiuvato dal batterista Perry Wilson.



Rollins compì ancora diverse tournée mondiali, incassò altri premi (tra i quali la National Medal of the Arts), e fu il soggetto principale di documentari per appassionati del jazz.
Non è tanto plausibile, data la sua età, ma ancora Sonny Rollins suona dal vivo...




20 set 2015

Brano del giorno: "Post Time Saratoga"

... di Jim Snidero

Uno dei migliori sax contralti (= alto sax) in circolazione esegue dal vivo un brano dal suo ultimo album Main Street (Savant Records, 2015)



Nato nel 1958 a Redwood City (California), Snidero andò in tour con Jack McDuff dal 1981 al 1982, prima di unirsi alla Toshiko Akiyoshi's Jazz Orchestra di New York. Con quel gruppo suonò la bellezza di vent'anni.



Fece parte anche della band di Frank Sinatra dal 1991 al '95 e di quella di Eddie Palmieri a iniziare dal 1994. Dopo una breve parentesi con il Frank Wess Sextet, rimase per quattro anni nella Mingus Big Band (fino al 2000), e quasi contemporaneamente fu un elemento della formazione di Walt Weiskopf (1994-2003).



Richiestissimo anche come "sideman", nel 1984 formò un proprio quintetto (che a volte è un quartetto). Oltre ad aver vinto numerosi premi, è impegnato con l'attività didattica.
















19 set 2015

Jimi Hendrix - nella ricorrenza della morte

Aveva solo 27 anni quando, nel 1970 (ieri come 45 anni fa), si spense Jimi Hendrix, uno dei musicisti più innovativi del Ventesimo Secolo. 

             Esplosivo: "Voodoo Child" (Jimi Hendrix Experience)



27 anni sembra essere un'età fatale per molti musicisti. Ecco di seguito un'ideale compilation messa insieme sulla base dell'anno di morte delle singole star.


1. The Complete Recordings (Robert Johnson)     
Il pioniere del blues Robert Johnson morì nel 1938 dopo aver contratto la sifilide. La storia che lo vuole vittima di un avvelenamento da parte di un marito geloso è solo leggenda. 


2. Aftermath (The Rolling Stones)     
Il cofondatore degli Stones Brian Jones annegò nel 1969 dentro la sua piscina. Il caso rimane fino a oggi misterioso; c'è chi crede che Jones sia stato assassinato.


 3. Live at Monterey (Jimi Hendrix)     
Hendrix morì soffocato dal suo vomito nel 1970, dopo aver ingerito quantità ingenti di alcol e pillole.


4. Pearl (Janis Joplin)     
La cantante blues-rock Janis Joplin morì nel 1970 per overdose di eroina. 


5. Boogie With Canned Heat (Canned Heat)    
Il cantante e chitarrista dei Canned Heat Alan Wilson si suicidò nel 1970 ingerendo farmaci.


6. Best of (40th Anniversary) (The Doors)     
Jim Morrison, frontman dei Doors, spirò a Parigi nel 1971. Causa ufficiale del decesso: infarto.
 
La morte del carismatico leader dei Doors, noto come "King Lizard" (Re Lucertola), similmente a quelle di Janis Joplin (Los Angeles, 1970) e Jimi Hendrix (Londra, 1970) fece nascere molti rumors su una possibile cospirazione. Ma, d'altronde, voci uguali si sollevarono quando morirono Brian Jones (dei Rolling Stones), Elvis Presley, Bob Marley, Kurt Cobain (Nirvana), ecc.
Nel caso di Jim, fu un'overdose di eroina. Così come per Janis e per migliaia e migliaia di altri ragazzi dell'epoca.


7. Ontinuous Performance (Stone The Crows)    
Il chitarrista degli Stone The Crows Les Harvey morì nel 1972 in seguito a una scossa elettrica. 


8. Workingman's Dead (Grateful Dead)
Per il componente dei Grateful Dead Ron "Pigpen" McKernan furono letali l'alcolismo e la droga-dipendenza. Anno della sua dipartita: 1973.+


9. Demons & Wizards (Uriah Heep)     
Il bassista degli Uriah Heep Gary Thain morì nel 1975 per overdose. 


10. Wish You Were Here (Badfinger)    
Pete Ham, chitarrista e cantante dei Badfinger, si suicidò nel 1975.


11. Wings at the Speed of Sound (Paul Mccartney & Wings)    
Jimmy McCulloch, chitarrista dei Wings, morì nel 1979 per infarto. Prima, McCulloch era stato un componente degli Stone The Crows (vedi più su).


12. Double Nickels on the Dime (Minutemen)     
Dennes Boon, cantante e chitarrista del gruppo punk Minutemen, morì nel 1985 in un incidente d'auto. 


13. Heaven Up Here (Echo & The Bunnymen)    
Il batterista di Echo & The Bunnymen Pete de Freitas morì nel 1989 in un incidente motociclistico.  



14. Nevermind (Nirvana) 
Kurt Cobain dei Nirvana si sparò nel 1994.  

  

15. Live Through This (Hole)   
Kristen Pfaff, bassista di Hole (la rockband capitanata da Courtney Love), morì di overdose nel 1994. 


16. Amy Winehouse at the BBC (Amy Winehouse)   
La cantante soul dalla voce roca entra nel 2011 nel club delle morti precoci...



                                                   Avevano tutti 27 anni...

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E' diventata celebre l'esecuzione dello Star-Spangled Banner, l'inno statunitense, fatta da Jimi Hendrix durante il festival di Woodstock nel 1969. Si avvertono benissimo gli scoppi della guerra in Vietnam e la protesta per i diritti civili calpestati...

Quella straordinaria esibizione viene ricordata anche sul sito della ditta che costruì la leggendaria Fender Stratocaster.



Un nostro vecchio articolo:
15 novembre 2008. Morto Mitch Mitchell

Se n'è andato anche il batterista del leggendario trio Jimi Hendrix Experience. Mitchell (61 anni) è stato trovato senza vita in una stanza d'albergo a Portland, Oregon, nella notte tra mercoledì e giovedì.

La dottoressa Erin Patrick, che ha accertato il decesso del musicista, ha dichiarato che esso è da ascriversi a cause naturali. 



Mitch Mitchell (vero nome di battesimo: Briton) era celebre per il suo fusion style di stampo jazzistico. Nato in Inghilterra, suonò con Jimi Hendrix (il più celebre figlio di Seattle, Stato di Washington) dal 1966 fino al 1970, anno della morte del chitarrista nero di origini indiane.

Mitchell era dotato non solo di una tecnica virtuosa, ma anche di un fascino particolare per cui negli Anni Sessanta e Settanta poteva vantare il suo proprio stuolo di fans femminili. La sua grande ispirazione era Elvin Jones, batterista di John Coltrane, e similmente a Jones usava l'intero set a sua disposizione per cavare tutti gli effetti sonori possibili, spesso tenendo un complesso tempo in 3/4 (come in "Manic Depression", il valzer psichedelico di Are You Experencied?). 

Ascoltando il breve solo di chitarra di "Wind Cries Mary", si sente la batteria di Mitchell che "ombreggia" la Stratocaster di Hendrix nota per nota, prima di tornare al ritmo pulsante tipico del rhythm'n'blues (o del rock'n'roll, fate voi). Come tutti i batteristi jazz, Mitchell amava reggere le bacchette senza stringerle in pugno, bensì tenendole solo con il pollice, l'indice e il medio, e non colpiva mai un tamburo o un piatto se riteneva ciò superfluo e fuori posto. Pur tra tanta improvvisazione, era un drummer preciso e meticoloso. Nella sua lunga carriera collaborò anche con l'ex beatle John Lennon, con Eric Clapton e con Keith Richards.

La Jimi Hendrix Experience arriva all'aereoporto Heathrow di Londra il 21 agosto 1967. Da sinistra: Noel Redding, il mancino e semi-analfabeta Jimi Hendrix (un genio assoluto!) e Mitch Mitchell


Mitch Mitchell si trovava in tournée con l'Experience Hendrix Tour, che venerdì scorso ha dato un concerto all'Arlene Schnitzer Concert Hall di Portland. Si trattava dell'ultima di una serie di esibizioni nella West Coast, prima di proseguire nel resto del territorio statunitense. Per l'intera durata del tour era apparso debole, fragile, ed evidentemente anche lui non si sentiva troppo bene, perché aveva deciso di fermarsi a Portland a riposare, sfruttando la pausa tra le date dei concerti. 

"Era un uomo meraviglioso, un musicista brillante e un vero amico" ha affermato Janie Hendrix, sorella del leggendario Jimi. 

Jimi Hendrix morì già nel 1970, non ancora 28enne. Noel Redding, bassista del trio, nel 2003. Ora li ha raggiunti anche Mitch. R.I.P. 


              1969: Mitchell si esibisce con Hendrix in Svezia

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Tre dei brani che hanno proiettato Jimi Hendrix nel Parnaso del rock facendolo conoscere anche alle grandi masse: "All Along the Watchtower" (Dylan), "Hey Joe" e "The Wind Cries Mary"







18 set 2015

Brano del giorno: "Don't Look Back in Anger"

... degli Oasis




A costo di sembrare iconoclasta, dirò che gli Oasis sono veramente stati i secondi Beatles; almeno per una breve stagione. Se andavate a Londra al tempo dell'uscita del loro secondo album ((What's the Story) Morning Glory?, 1995), o quando pubblicarono il loro quarto (Standing on the Shoulder of Giants, 2000), non vedevate che la loro effigie e sentivate risuonare, da metà degli altoparlanti della metropoli, la voce di Liam o quella di Noel.




Ovviamente non solo a Londra: l'intera Gran Bretagna fremeva di aspettativa a ogni novità discografica della band dei fratelli Gallagher, e a Manchester (loro città natale; ma i due sono di origine irlandese) seguivano con interesse tutte le notizie - per lo più negative - da loro provocate mentre stavano a riaffermare nel mondo la supremazia del sound britannico.

Ricreando il rock degli Anni Sessanta-Settanta (Beatles + un pizzico di Sex Pistols + un pizzico di The Who) e grazie a un talento mirabolante per le melodie accattivanti (à la Lennon & McCartney, e perciò "mozartiano"), Liam e Noel Gallagher sono prepotentemente riusciti a diventare i leader del cosiddetto britpop. Rispetto a loro, gruppi come i Travis, i Pulp e i Verve si rivelavano essere solo l'acne sul volto della musica angla. I Blur di contro, rivali diretti degli Oasis nei record di vendita, si potevano considerare allo stesso livello di bravura; tra l'altro, non dimentichiamo che ne sono stati per così dire i predecessori...

La formazione degli Oasis venne più volte reimpastata e i due bad boys finirono più volte sui titoli dei giornali a causa dei litigi piuttosto che per la loro arte. All'inizio, la guerra tra Liam (il più giovane, ma praticamente il vero frontman) e Noel (autore dei testi) sembrava una mera gag pubblicitaria; poi si scoprì che i due erano veramente così: matti da legare - come tutti i veri irlandesi -, e impossibilitati a restare vicini in modo pacifico per più di un giornata intera. Probabilmente, il successo e la ricchezza hanno fatto perdere di vista i sogni e gli ideali a questi fratelli venuti su in un ambiente (sotto)proletario. Fatto sta che al pubblico le loro liti (condite con alcune celebri defezioni nei concerti) sono venute sempre più a noia.
Dopo lo scioglimento del gruppo (a meno di una prossima clamorosa reunion), a noi rimangono alcune tra le più belle canzoni degli Anni Novanta e Zero: "Wonderwall", "Stop Crying Your Heart Out",   "Don't Look Back In Anger"...




Don't Look Back In Anger
Slip inside the eye of your mind
Don't you know you might find a better place to play
You said that you'd never been
But all the things that you've seen will slowly fade away


So I start a revolution from my bed
'Coz you said the brains I had went to my head
Step outside the summertime's in bloom
Stand up beside the fireplace, take that look from off your face
You ain't ever gonna burn my heart out


So Sally can wait
She knows it's too late as we're walking on by
Her soul slides away
"But don't look back in anger", I heard you say


Take me to the place where you go
Where nobody knows if it's night or day
Please don't put your life in the hands
Of a Rock 'n' Roll band who'll throw it all away

Gonna start the revolution from my bed
'Coz you said the brains I had went to my head
Step outside 'coz summertime's in bloom
Stand up beside the fireplace, take that look from off your face


You ain't ever gonna burn my heart out
So Sally can wait
She knows it's too late as we're walking on by
Her soul slides away
"But don't look back in anger", I heard you say


So Sally can wait
She knows it's too late as we're walking on by
Her soul slides away
"But don't look back in anger", I heard you say


So Sally can wait
She knows it's too late as she's walking on by
My soul slides away
"But don't look back in anger, don't look back in anger"
I heard you say, at least not today





        



Video di quasi due ore con moltissime loro canzoni:




Leggi anche sul nostro blog:

13 set 2015

Brano del giorno: "Winter in America"

... di Gil Scott-Heron




Benvenuti su Topolàin con la rubrica "Sunday - jazz day"!

Oggi proponiamo il poeta, artista, cantante Gil Scott-Heron. "Winter in America" è un suo brano che tratta di promesse mai mantenute e caratterizzato da un'atmosfera di panico e angoscia. Purtroppo, dal 1974 a oggi non è cambiato nulla...




Tra l'altro Scott-Heron è figura ispiratrice di numerosi rappers. Il poeta-musicista statunitense è autore del celebre brano "The Revolution Will Not Be Televised".




Di origine giamaicana, Scott-Heron lottò sempre contro il razzismo. Aveva 62 anni quando, nel 2011, morì, e in quel giorno, a New York e non solo, molti, nell'apprendere la notizia, scoppiarono in lacrime. Con la scomparsa del colto poeta-musicista, fu come se fosse svanita un'epoca di forti ideali.





Nato a Chicago nel 1949 (era figlio di Gil "La Freccia Nera" Heron, calciatore del FC Celtic Glasgow - primo "colored" a giocare nel campionato scozzese), Gil junior si fece conoscere tra gli Anni '60 e '70 come autore di spoken word, cioè di poesia recitata su basi musicali. Per questo tanti lo reputano tra i padri del rap e dell'hip hop. Importante la sua collaborazione con il musicista Brian Jackson, che fruttò una sintesi di soul, jazz e blues.







Alla sua morte, scrisse un bloggher de Il Manifesto:

"Come tanti artisti (e ancor piu’ numerosi militanti) neri, è stato perseguitato dalle autorità (e dalle case discografiche – come l’Arista che lo scaricò nel 1985) durante tutta la scomoda carriera e particolarmente negli ultimi anni di vita, con numerosi arresti e condanne scontate per droga. Altra sindrome comune: largamente dimenticato in patria (ma non dai musicisti hip hop che numerosi hanno continuato a campionarlo), ha continuato a suonare soprattutto in Europa e Inghilterra, e lavorava ad un nuovo libro e disco. Proprio in seguito all’ultimo viaggio europeo si era ammalato. Vale la pena digitare il suo nome in Youtube e spendere un po’ di tempo nel ricordo di un grande artista."


   
Official website: http://gilscottheron.net

The Daily Swarm: "Gil Scott-Heron: The Revolution Will Not Be Blogged" (interview)