27 set 2014

Brano del giorno: "Forever Young"

"Forever Young" apparve per la prima volta, in due versioni differenti, sull'album di Dylan del 1974  Planet Waves.

Qui performata dal vivo in The Last Waltz (Bob Dylan & The Band), concerto tenutosi nel Thanksgiving Day del 1976 (25 novembre)


Nell'interpretazione di Eddie Vedder (Pearl Jam)


Un regalo del produttore Kevin Shirley a sua moglie. Interpreti della canzone: Joe Bonamassa, Beth Hart, Blondie Chaplin, Sandi Thom e Doug Henthorn


Recitata/cantata da Pete Seeger


La cover version (alquanto poppeggiante, più tipicamente Anni Ottanta che Anni Novanta) dei Pretenders

La cover, riuscitissima, di The Pistoleros


E questo è il bravissimo Sean Sonego in un arrangiamento particolare di "Forever Young". Da brividi!




"Forever Young"

May God bless and keep you always
May your wishes all come true
May you always do for others
And let others do for you
May you build a ladder to the stars
And climb on every rung
May you stay forever young
Forever young, forever young
May you stay forever young.

May you grow up to be righteous
May you grow up to be true
May you always know the truth
And see the lights surrounding you
May you always be courageous
Stand upright and be strong
May you stay forever young
Forever young, forever young
May you stay forever young.

May your hands always be busy
May your feet always be swift
May you have a strong foundation
When the winds of changes shift
May your heart always be joyful
And may your song always be sung
May you stay forever young
Forever young, forever young
May you stay forever young.

19 set 2014

Brano del giorno: "Sinking Sand"



[Music - D. Ott, E. Platt / Lyrics - T. Leonard]

I guess I knew this day would come
When you would finally drop the bomb
Conclusion long forgone
But that you'd say it with a yawn

Thought you'd stop
Tempting fate
Change your ways
Now it's far too late

I know it's strange
Responding with disdain
But when you're gone
I'll still feel the pain

Constantly you'd roll the dice
To find your place in Neverland
Mirage that easily enticed
You into the sinking sand

It wasn't that it could
You said it so yourself
It was only that it would
You play the hand you're dealt

You say you harbor no regret
That love's a double-edged knife
To feel its sting you're desperate
To fee it deep you'd trade your life

So again you roll the dice
To find your place in Neverland
Mirage that easily enticed
You into the sinking sand

It wasn't that it could
You said it so yourself
It was only that it would
You play the hand you're dealt


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Definizione di "enchant":
1. Fare un incantesimo; stregare.
2. Attrarre e deliziare.


Dopo dieci anni, gli Enchant, band di San Francisco appassionatamente progressive, tornano con un nuovo album in studio realizzato dall'ormai rinomata etichetta InsideOut. Il titolo: The Great Divide.






Topolàin conosce questo gruppo dalla metà degli Anni Novanta. Allora era il periodo di dischi come A Blueprint Of The World, pubblicato da una piccola label tedesca...

Line-up / Musicians

- Ted Leonard / lead vocals
- Douglas A. Ott / guitars
- Michael "Benignus" Geimer (oggi: Bill Jenkins)/ keyboards
- Paul Craddick (oggi: Sean Flanagan) / drums
- Ed Platt / bass
- Steve Rothery / E-bow [archetto elettronico] e chitarre

Juggling 9 Or Dropping 10 è, per i loro fans, uno dei migliori album degli Enchant



Infos, news, video and sound clips

www.enchantband.com
https://myspace.com/enchantband

Iscrivetevi al loro canale Facebook:
https://www.facebook.com/enchantband

17 set 2014

Cosimo Matassa R.I.P. - Matassa fu uno dei più importanti produttori musicali di New Orleans

Foto del 1958

Si è spento l'11 settembre ma, discreto e modesto com'era, ce ne siamo accorti solo oggi. Cosimo Vincent Matassa, nato il 13 aprile 1926, era un leggendario ingegnere del suono. Fu lui ad aiutare il rock'n'roll oltre i primi vagiti, e produsse numerosi hits di rhythm & blues.




Nel 1945, insieme a un socio, inaugurò uno studio di registrazione (battezzato J&M Recording Studio) nel retro del negozio di alimentari dei suoi genitori, all'883 della North Rampart Street, Nuova Orleans, Quartiere Francese.  Lo studio (che poi si trasferì in altre sedi più comode, sempre nel French Quartier) rimase attivo fino agli Anni Settanta e se ne servirono, tra gli altri, Fats Domino, Little Richard, Professor Longhair, Jerry Lee Lewis, Ray Charles, Lee Dorsey, Ernie K-Doe, Lloyd Price, Smiley Lewis, Dr. John, Sam Cooke.



Nel 1960 Matassa cercò di fare la concorrenza all'industria discografica delle grandi companies e creò l'etichetta Dover Records. Ma il progetto fallì abbastanza presto. L'italo-americano spiegò in seguito di non possedere i requisiti per avere successo "in un mondo di tagliagole". Il tentativo lo lasciò con debiti per circa 200.000 dollari: allora una vera montagna di soldi.

Tuttavia la sua amarezza si mantenne entro certi limiti. Trascorse gli ultimi tre decenni nel negozietto ereditato dai genitori, che ora portava avanti insieme alla moglie, Jennie - all'anagrafe Jennie Marie Maggio -, con la quale convisse per 65 anni, fino alla morte di lei, avvenuta nel 1999.
Nel drugstore parlava volentieri, con i clienti che lo richiedevano, della J&M Records e della scena musicale di New Orleans.


Ottenne diversi riconoscimenti, a livello locale e nazionale. Nel 2012 fu accolto nella Rock and Roll Hall of Fame.
Niente male per il figlio di un emigrato siciliano! (Suo padre era arrivato in America nel 1910...)


In tutte le sue interviste, anziché sottolineare i propri meriti, Cosimo Vincent Matassa amava esaltare la bravura dei musicisti che erano passati dal suo studio e che avevano buttato un po' della loro luce anche su di lui. "La mia tecnica di registrazione? Semplice: cercavo di riprodurre il loro suono e la loro voce il più fedelmente possibile." Dichiarò inoltre: "Non avevo nessuna idea che quei dischi sarebbero passati alla storia..."

Già; un senso per la "storia" Cosimo Matassa non lo ha mai posseduto. A chi gli ricordava che questa o quella canzone erano state registrate da lui, spesso rispondeva che non ne aveva il minimo ricordo. Matassa fu il primo tecnico del suono di Fats Domino, nel 1949 (la band era diretta da Bartholomew, che produsse anche il disco). In un solo giorno, nel retro del negozietto di alimentari vennero registrati otto brani, tra cui "The Fat Man". Fu l'inizio della carriera musicale di Domino & Bartholomew, che tornarono spesso a usare quello e anche gli altri studi di registrazione di Matassa.
Eh sì, perché l'italo-americano mutò abbastanza spesso l'indirizzo, pur rimanendo nel cuore artistico-musicale di New Orleans; e arrivò a registrare/produrre 21 dischi d'oro e 250 piazzamenti nella hit parade stelle-e-strisce.



Oltre a dozzine di dischi di Fats Domino, transitarono attraverso le apparecchiature e i microfoni di Cosimo Matassa brani come "Lawdy Miss Clawdy", "Mardi Gras in New Orleans", "Tipitina", "I Hear You Knocking" e "Long Tall Sally". 
Tre dei brani considerati come tra i primissimi del rock'n'roll furono registrati da lui: il già citato "The Fat Man" e inoltre  "Good Rockin' Tonight" di Roy Brown e il celeberrimo "Tutti Frutti" di Little Richard.
Tra i successi R&B che hanno l'impronta di Matassa e della J&M, si contano "Tell It Like It Is" (Aaron Neville), "Sea Cruise" (Frankie Ford), "Mother-In-Law" (K-Doe) "Barefootin'" (Robert Parker). Ma aggiungiamoci anche "Mardi Gras Mambo" (Art Neville and the Hawketts), "Ain't Got No Home" (Clarence "Frogman" Henry), "Carnival Time" (Al Johnson), "Let the Good Times Roll" (Shirley and Lee) e ulteriori tessere del mosaico sonoro della musica degli Anni 60 (canzoni interpretate da Irma Thomas, Lee Dorsey, Benny Spellman e Chris Kenner).

"Nessun trucco, nessun overdubbing o effetto riverbero: registravo questi artisti così come suonavano in natura."



Gli stessi cantanti hanno confermato le asserzioni di Matassa: aveva una sorta di sesto senso nel saper piazzare i microfoni e regolare i vari livelli di suono e frequenza. Dr. John affermò che, "una volta preparata l'apparecchiatura per la sessione di registrazione, assai raramente Cosimo spostava qualche leva o girava una manopola". 

Nel libro di John Broven dal titolo Rhythm and Blues in New Orleans, un altro musicista, Rebennack, parla di un "Cosimo Sound", consistente in batteria "forte", basso "heavy", pianoforte "leggero", chitarra "heavy" e un lieve suono di fiati, con la voce solista che rimaneva dominante. 
Fu l'incipit di quello che successivamente sarebbe stato chiamato il "New Orleans Sound".



Se vi interessa, il Matassa's Market a New Orleans esiste ancora e viene gestito dai figli e nipoti di Cosimo...



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Visita l'homepage The Cosimo Code, vero e proprio catalogo della musica della New America

e leggi questo articolo in italiano su Blues Reviews . it

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16 set 2014

Ayreon



Ayreon è il progetto "prog" dell'olandese Arjen Lucassen, che nel 1995 provò un forte desiderio di fare un concept album e che da allora, lavorando con un esercito di musicisti a rotazione, sotto il marchio "Ayreon" di dischi ne ha prodotti una decina. Tutte opere rock (rock operas) che raccontano ciascuna una storia completa, con tanto di personaggi interpretati da singole voci.

Arte, fantasia e grande tecnica

La lista dei nomi di coloro che hanno lavorato con Lucassen è impressionante: vi troviamo un chitarrista della bravura di Steve Hackett (Genesis), tastieristi leggendari quali Rick Wakeman (Yes) e Keith Emerson (Emerson Lake & Palmer), il flautista Thijs Van Leer (Focus) e molti molti di più.
Soltanto il numero dei cantanti ammonta a più di settanta (!).
Forse volete scorrere voi stessi l'elenco dei collaboratori dell'ispirato olandese; lo trovate qui:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ayreon

Il progressive rock di Ayreon tende verso il metal, ma è notevole anche l'uso di strumenti folk. I temi sono del resto quelli della tradizione "celtica": druidi, menestrelli... da qualche parte c'è anche Mago Merlino... mischiati a una mitologia e a saghe che scardinano le barriere spaziotemporali. E' il caso di 01011001 (l'album da cui è tratto il video qui sopra) e The Human Equation.







Da The Human Equation, "Come Back to Me" nel video originale


07 set 2014

Brano del giorno: "Somewhere Over the Rainbow"

cantata da Sarah Vaughan



Nata a Newark, New Jersey, questa fantastica cantante e pianista si spense il 3 aprile 1990 a Los Angeles, California, 76enne, dopo aver influenzato per mezzo secolo il panorama della musica non solo americana e non solo nell'ambito blues-jazz. Insieme a Billy Holiday e a Ella Fitzgerald, viene valutata come una delle voci più rilevanti della musica nera. Lei però rifiutò sempre la classificazione di "cantante jazz".
"A me piacciono tutti i tipi di musica" rimarcò in più di un'intervista.

Col jazz comunque Sarah Vaughan era cresciuta. Già da bambina imitava gli idoli che ascoltava sui dischi e in radio. Più tardi venne esclusa dalla scuola superiore perché arrivava in classe sempre assonnata... o non ci andava affatto. Infatti iniziò a esibirsi molto presto nei night club. Inoltre lei e i suoi amici si recavano spesso a New York per visitare i  locali di Harlem. Nell'autunno del 1942 vinse una delle competizioni per voci nuove e da lì partì la sua strepitosa carriera.

"Over the Rainbow" fu scritta per il film del 1939 The Wizard of Oz ('Il mago di Oz') e, dopo Judy Garland, non ci fu grande interprete canora che non si cimentò in questa ballata. Il modo in cui ce la presenta Sarah è davvero splendida, giacché lei fa un uso della voce come se si trattasse di uno strumento musicale, e il glissando di certi passaggi è davvero da pelle d'oca.