31 mar 2014

Brano del giorno: "Time, Tension & Intervention"

... dei Synaesthesia




Checché ne dicano alcuni, il progressive rock continua a evolversi. I londinesi Synaesthesia, originariamente un progetto dello studente Adam Warne e del suo collega di studi Nikolas Jon Aarland, comprende oggi questi cinque componenti:

Adam Warne - voce solista, tastiere, sintetizzatore
Ollie Hannifan - chitarra, voce (Hannifan ha sostituito Aarland nel 2013)
Samuel Higgins - chitarra, voce
Peter Episcopo - basso, voce
Robin Johnson - batteria e percussioni


   Adam Warne aveva solo 19 anni quando il suo gruppo fu preso sotto contratto dalla Giant Electric Pea


   L'acclamato album uscito di recente reca lo stesso nome della band: Synaesthesia


LINKS:

30 mar 2014

Joe Strummer

(The Clash; Joe Strummer & The Mescaleros) 

Il futuro non è stato ancora scritto...
"The future is unwritten." (Joe Strummer)


Il suo vero nome era John Graham Mellor, veniva da una famiglia dell'alta borghesia e decise di assumere il nome in codice "Strummer" (strum = "strimpellare", e dunque strummer è lo "strimpellatore").

Era di apparente buona salute quando morì a soli 50 anni, il 22 dicembre 2002. La sua famiglia pregò gli amici e gli ammiratori di non portare corone di fiori al suo funerale, bensì di fare un'offerta per il Mandela SOS Fundraising. Joe aveva da poco scritto una canzone, "46664", che Bono degli U2 avrebbe cantato il 29 novembre 2003 a Città del Capo in un memorabile concerto in onore di Nelson Mandela. "46664" era il numero di identificazione che avevano dato in prigione al leader del movimento anti-apartheid.



Quindi Strummer era un sobrio idealista? Per molti era un esponente del surrealismo, e indicativo in questo senso è il fatto che amava Captain Beefheart a tal punto da invitarlo alle sue gig. Per altri era un filosofo, un poeta che sapeva cogliere sia gli aspetti sociali che quelli metafisici dell'esistenza.
"La vita è malata, nessuno sa perché viviamo. Il mondo non sarebbe mai dovuto esistere."

John Graham Mellor, poi noto come Joe Strummer, era nato ad Ankara il 21 agosto 1952, figlio di un diplomatico britannico. Con i genitori viaggiò in Messico, Germania, Egitto, sempre interessandosi degli stili musicali dei singoli Paesi.
Insieme al fratello maggiore David completò gli studi in un collegio londinese - una di quelle scuole assai care destinate ai rampolli dell'élite. "Lì presi un sacco di botte" ebbe a raccontare Joe più tardi. "C'eravamo noi, i residenti in loco, e c'erano gli scolari che venivano solo per le lezioni e poi se ne tornavano a casa. Ebbene, questi ultimi odiavano i residenti, e infatti ce ne combinarono di tutti i colori."
Amava ascoltare i Beatles, The Who, Jimi Hendrix, ma soprattutto i Rolling Stones. Quando in TV vide la clip di "Not Fade Away" degli Stones, ne venne talmente impressionato da mettersi a trascurare gli studi in favore della musica. 

My love bigger than a Cadillac
I try to show it and you're drivin' me back
Your love for me has got to be real
For you to know just how I feel...
                  (Rolling Stones, "Not Fade Away") 

Capì che un musicista ha il potere di cambiare la visione del mondo della gente, e cambiare la visione del mondo divenne la sua massima aspirazione. 



Purtroppo suo fratello David entrò in un'organizzazione razzista, ivi condotto anche dal suo forte interesse per l'occultismo. Dave divenne sempre più solitario e nel 1970 si suicidò nel Regent Park.

Joe soffrì molto, sebbene lui e il fratello non andassero d'accordo su parecchie cose. Lo stesso Joe si trasformò in un ragazzo introverso, solitario, a tratti violento. Ad aggravare tale condizione di "alieno" era il suo inconsueto accento. Per via dell'infanzia da apolide, non parlava come tutti gli altri inglesi; aveva inoltre assunto un'inflessione pseudo-cockney che, alle orecchie di ogni vero londinese, suonava strana, posticcia (come difatti era). 

L'inquietitudine lo portò a trasferirsi nel Galles, dove svolse umili lavori in fattorie isolate lasciandosi chiamare Woody Mellor, in onore di Woody Guthrie. Imparò a suonare l'ukulele ed entrò in una band locale, The Vultures.



Dopo poco tempo ritornò a Londra, precisamente a Notting Hill, dove si mischiò agli "squatters", ovvero a quei tipi che risolvono il problema dell'alloggio occupando appartamenti liberi. Fu in tale periodo che rincontrò un vecchio amico, Tymon Dogg, il quale gli insegnò i primi rudimenti della chitarra. L'impresa si rivelò ostica, poiché Strummer era mancino. I chitarristi mancini di solito aggirano l'ostacolo variando l'ordine delle corde (è quanto fece per esempio Jimi Hendrix).

Tymon suonava il violino per strada e Joe gli faceva da "scimmietta", tenendo il cappello per raccogliere gli oboli dei passanti. Poi divenne lui medesimo un busker, strimpellando nei mezzanini dell'Underground. Il suo primo concerto "open air" gli fece guadagnare 1 sterlina e 99 pence. Fondamentalmente conosceva un solo accordo, quello in Sol, con cui poteva però benissimo eseguire brani del tipo "Comes the Rain" (un inno Navajo).




Nel 1974 Joe Strummer fondò insieme a Tymon Dogg i 101ers, denominazione che si rifaceva all'indirizzo del suo ultimo "squat" (101 Walterton Road, London W9). I 101ers iniziarono a esibirsi nei pub ottenendo buone critiche. Le composizioni originali di Strummer e il suo indubbio carisma arrecarono al gruppo un contratto discografico; il single si intitolava "Keys To Your Heart".

Ma Joe voleva di più, voleva raggiungere un pubblico vasto per propagare la sua protesta contro il potere. Già allora le sue songs parlavano delle lotte di sopravvivenza cui sono costretti i comuni cittadini. Era però tutt'altro che un rivoluzionario d'hoc. Coltivava infatti la passione per la storia militare, gli piacevano gli eroi del passato nonché stravedeva per le profezie sulla fine del mondo.
Quando, insieme all'amico Tymon, assisté a un concerto di Johnny Rotten e dei suoi Sex Pistols, rimase fulminato: comprese che il punk era il genere musicale che meglio si addiceva al suo carattere e al messaggio che intendeva lanciare. 
Insieme a Mick Jones (chitarra e voce), Paul Simonon (basso) e Terry Chimes (batteria), si mise a cantare canzoni di "War & Hate": slogan che sostituiva il "Love & Peace" finora inneggiato da gran parte della gioventù e che, a parere di Strummer e non solo, serviva unicamente ad anestetizzare le coscienze. A un certo punto, Chimes venne sostituito da Nicky "Topper" Headon. Sorsero così The Clash ("suono metallico", "fragore"), il più grande gruppo punk rock di tutti i tempi.



The Clash



London's burning! London's burning!

All across the town, all across the night
Everybody's driving with full headlights
Black or white turn it on, face the new religion
Everybody's sitting around watching television!

London's burning with boredom now
London's burning, dial 99999

I'm up and down the Westway, in and out the lights
What a great traffic system - it's so bright
I can't think of a better way to spend the night
Then speeding around underneath the yellow lights

London's burning with boredom now
London's burning, dial 99999

Now I'm in the subway and I'm looking for the flat
This one leads to this block, this one leads to that
The wind howls through the empty blocks looking for a home
I run through the empty stone because I'm all alone

London's burning with boredom now
London's burning, dial 99999

Presso i punkers, le origini sociali di Strummer furono motivo di accese discussioni; tra l'altro il cantante, a dispetto degli anni trascorsi on the road, presentava il tipico aspetto del bravo ragazzo. Si vedeva, insomma, che proveniva da "buona famiglia". Ma d'altra parte nei Clash c'era Jones, che era di estrazione proletaria (viveva insieme alla nonna in una casa popolare di Brixton), e anche Simonon vantava l'appartenenza allo stesso ceto sociale. In quanto a Headon - l'eccellente drummer -, lui aveva il vizio delle droghe pesanti.



La musica dei Clash, inizialmente composta nell'alloggio sociale che allora i quattro occupavano, era influenzata dal reggae, la protesta in suoni delle genti di colore. Uno dei loro primi successi, "White Riots", racconta dei disordini scoppiati durante un Notting Hill Carnival a cui loro furono presenti (questo particolare bastò per far loro guadagnare la nomea di "ribelli" e per accrescerne la credibilità). 

Mentre i Sex Pistols furono il primo gruppo punk in grado di shockare veramente, The Clash si caratterizzarono fin dal principio per i testi coerenti, intelligenti e comprensibili. Rinunciarono spesso alla rumorosità gratuita appunto per far risaltare le parole, come avviene in "Bankrobber":

Mio padre era un rapinatore
Ma non ha mai fatto male a nessuno
Gli piaceva vivere a quel modo
Gli piaceva rubare i tuoi soldi...

(Di questa ballata esiste una valida versione a cappella dei Chumbawumba, che hanno così voluto evocare la memoria di Joe Strummer.)  



La consacrazione definitiva dei Clash arrivò nel 1978, quando si esibirono al Rock Against Racism in Victoria Park davanti a 90.000 persone. "I Clash sono il miglior gruppo rock del mondo" arrivò a scrivere la rivista Rolling Stone.
Il loro album più significativo è il terzo: London Calling (U.S.A. 1980, ma registrato l'anno prima a Londra).

19 canzoni che raccontano di droghe e disoccupazione. Un'apocalisse a sfondo sociale in cui si rivendica la validità del rock'n'roll quale arma per combattere le forze del male. Si va dalla sempre attualissima "London Calling" all'amore operaio di "Train in Vain", attraverso la disperata rassegnazione "discotecara" di "Lost in the Supermarket", lo ska richiamante L'opera da tre soldi di "Wrong 'Em Boyo" e la realmente apocalittica - e leggendaria - "Four Horsemen".

Fino a quel momento, Strummer e Jones (i Lennon & McCartney del punk) avevano scritto la maggior parte del loro materiale nell'abitazione della nonna di Jones, che era una delle loro più convinte sostenitrici, e la band si ritrovava piena di debiti. Ma London Calling fece registrare un enorme successo discografico: "Train in Vain" scalò la classifica U.S.A. dei singles e l'album vendette milioni di copie in tutto il mondo.



Intanto in Inghilterra i Clash non erano più considerati "veri punk": firmare un contratto con un'etichetta americana era considerato dalla "base" un vendersi al mercato, "proprio come le vecchie, noiose band". 
Per il secondo album Give 'Em Enough Rope la label aveva sborsato un anticipo di 30.000 sterline, eppure Joe doveva girare ancora - da Camden Town a Notting Hill e ritorno - senza soldi in tasca. Per di più, la loro musica si era sviluppata; un'evoluzione che non piacque ai punkers. Ora facevano in effetti del rock duro, un rockabilly elettrico - un suono più raffinato di ciò che veniva comunemente inteso come hardcore punk. La tournée del '79 negli Stati Uniti fu perciò una sorta di palingenesi per ciascun elemento del quartetto: cambiare aria giovò loro, e servì anche a sfuggire le rigide catalogazioni cui erano (e sono) abituati i connazionali. 
Finalmente approdavano nella patria della musica che più amavano, e l'accoglienza degli americani fu grandiosa. Gli elogi arrivarono persino da quotidiani prestigiosi come The New York Times e The Boston Globe.


    
Strummer rimase un'icona della protesta sociale anche dopo lo scioglimento dei Clash. Nel 1988 si unì al carrozzone anarchico di Rock Against the Rich, un tour promosso dalla rivista Class War  (allora un bimensile che constava di sole otto pagine). Si trattò della più grande campagna anarco-libertaria mai condotta in Gran Bretagna.  




   

Joe Strummer & The Mescaleros

 
The Mescaleros, l'ultima sua emanazione musicale (la band si lasciava ispirare tra le altre cose dalla cumbia, un genere africano), non ebbe il consenso di pubblico che lui si augurava. La gente andava ai concerti per lui, per prendere a pugni l'aria alle note di "(White Man) In Hammersmith Palais" anziché per applaudire il reggae multiculturale di "Bhindi Bhagee" con il ritornello che celebra i pregi del cibo halal. Volevano vedere il cantante dei Clash, celebre formazione che una volta apriva i concerti dei Sex Pistols. Comunque, la tournée che nel 2001-02 portò i Mescaleros in Giappone e negli Stati Uniti fu un successo affatto trascurabile. E - cosa importante - Joe Strummer finalmente si divertiva di nuovo a essere il leader di un gruppo musicale.







Nel 2002, a oltre vent'anni dall'implosione dei Clash, Jones, Strummer e Simonon si rimisero insieme per curare un album "live". Joe aveva traslocato da poco e, durante gli spostamenti, saltarono fuori alcuni nastri contenenti vecchie registrazioni di concerti del suo ex gruppo, in particolare alla Roundhouse di Londra nel 1976, uno show al Lewisham Odeon del 1978 e l'esibizione allo Shea Stadium di New York come spalla degli Who nel 1982. 
Le bobine erano state registrate direttamente sul banco del mixer da Glyn Johns, il produttore di Combat Rock

La loro portavoce, Tricia Ronane, spiegò: "Abbiamo un sacco di foto del concerto di New York e alcune videocassette. E' sicuramente una testimonianza molto interessante dell'atmosfera che si respirava a quei tempi. Inoltre stiamo aspettando altri nastri dall'America e dal Giappone, dove furono registrate molte session radiofoniche. Se le condizioni del materiale sono buone, lo pubblicheremo. Ma dovranno deciderlo tutt'e tre."

Era dal 1982 che le loro strade non si incrociavano più, ovvero da quando Mick Jones, dopo la realizzazione di Combat Rock, lasciò il gruppo (o ne venne estromesso) a causa di divergenze nelle aspettative musicali (la famosa "battaglia degli ego" che ha portato allo scioglimento parecchi gruppi). Ma i Clash, sia quelli del punk dinamitardo dei primi due dischi, sia quelli barricaderi, capaci di metabolizzare le radici nere del rock'n'roll per tingerle di tonalità caraibiche in London Calling e Sandinista!, erano rimasti un ricordo vivido e importante, e perciò il progetto del live si presentava attraente. Tanto più che proprio in quel periodo stava vedendo la luce un album-tributo (uno dei tanti) che includeva la partecipazione di Tricky, Leonard Cohen ("Rock the Casbah"), Tom Waits, Primal Scream ("Know Your Rights"), Korn, Ice Cube ("Should I Stay Or Should I Go?"), Rancid e No Doubt.

Purtroppo, due giorni prima di Natale, Joe, che sembrava in condizioni psicofisiche eccellenti, venne stroncato da un infarto.

"Mi sento un po' il padrino di chi oggi piega la propria musica alle esigenze del mondo" raccontò in un'intervista rilasciata poco prima della sua scomparsa. "Ai nostri giorni i Clash sarebbero in prima fila contro la globalizzazione, contro il G8: non resisterebbero alla tentazione neppure un istante. Ma ora non si può più tornare indietro, il meccanismo si può tutt'al più domare, controllare, non si può affrontare sulle barricate: lo dimostra il fatto che chi protesta è a sua volta un frutto della globalizzazione". E aggiunse: "Se sono diventato un uomo libero, è perché ho sempre conservato le chiavi del mio passato".

 

JOE STRUMMER - DISCOGRAFIA ESSENZIALE


Con The Clash:
1977 - The Clash
1978 - Give 'Em Enough Rope
1979 - London Calling
1980 - Sandinista!
1982 - Combat Rock

Solo:
1987 - Walker
1989 - Earthquake Weather

Con The Mescaleros:
1999 - Rock Art and the X-Ray Style
2001 - Global a Go-Go
2003 - (uscito postumo) Streetcore

DVD 
Let's Rock Again!
Viva Joe Strummer - The Clash and Beyond. His Life and Times


Album intero: '(Mankind) The Crafty Ape'

... dei Crippled Black Phoenix





The Crafty Ape (del 2012) è suddiviso in 3 "Chapters" su due CD, ed è un bell'esempio di Artrock (o Progressive Rock, come volete).




Il nuovissimo album della band di Bristol, White Light Generator,  è addirittura migliore.
I richiami sono, come sempre, ai Grandi del prog rock degli Anni Settanta, con un "touch" di XXI secolo.
Io vi consiglio ambedue i prodotti.



http://www.amazon.it/exec/obidos/ASIN/B0062JD2L2/unitcolooffra-21


 Crippled Black Phoenix (sito ufficiale)

29 mar 2014

Brano del giorno: "The Neighborhood"

... dei Los Lobos, dall'album Live at the Fillmore



Live at the Fillmore è un disco dei Los Lobos del 2005, uscito per il 30° anniversario della loro carriera. 
Il suono è a tratti cupo, come si addice a ogni garage band, ma l'atmosfera generale è di rabbia gioiosa - elemento che del resto contraddistingue ogni disco di questo "gruppo qualsiasi di Los Angeles Est".

Fin da "Good Morning Atzlán", David Hidalgo & Co. fanno battere i piedi alla platea, che dopo un po' già si agita e che, al più tardi dall'heavy blues di "Charmed", è "incantata", appunto (è questo che "Charmed" significa), dall'esperta formazione, anche in questa occasione in condizione psicofisica davvero brillante.
Da brani "messicaneggianti" o comunque di latin rock si passa ad altri in stile e lingua anglosassoni ma sempre sottomessi all'impronta dei "Lupi", le cui colonne portanti - per chi non lo sapesse - sono:

 il già sunnominato David Hidalgo (chitarra, violino, fisarmonica, percussioni e voce),  
Cesar Rosas (chitarra e voce),
Louie Peréz (chitarra, batteria e voce),
Conrad Lonzano (basso e voce)
e l'impagabile Steve Berlin al sax e alle tastiere.


http://ecx.images-amazon.com/images/I/61F4K89ERVL._SY450_.jpg

La versione CD in mio possesso contiene un secondo disco che dura soli 12 minuti o poco più, ma che è semplicemente un gioiello. Acoustic en vivo - questo il titolo - vale quanto e forse più dell'intero concerto elettrico. Sopra ci sono "Saint Behind the Glass", "Maricela" e "Guantanamera". E' nella musica acustica che risaltano le doti dei Los Lobos, musicisti sublimi che molti, in Italia e non solo, incredibilmente conoscono solo per l'ormai "storica" versione di "La Bamba"...

http://www.amazon.it/Live-at-Fillmore-Los-Lobos/dp/B0009S3HGC

23 mar 2014

Brano del giorno: "Confessioni di un malandrino"

di Angelo Branduardi, da una poesia di Sergej Esenin ("Confessioni di un teppista")



Ecco il testo originale di Esenin:

Non tutti possono cantare,
Non a tutti è dato cadere
Come una mela ai piedi degli altri.

È questa la più grande confessione
Che possa fare un teppista.

Vado a bella posta spettinato,
Col capo, come un lume a petrolio, sulle spalle.
Mi piace rischiarare nelle tenebre
Lo spoglio autunno dell'anime vostre.
Mi piace che i sassi dell'ingiura
Mi volino addosso, come grandine
Di ruttante bufera.
Allora stringo solo con le mani più forte
La bolla dondolante dei capelli.

M'è così dolce allora ricordare
Lo stagno erboso e il fioco stormire dell'alno,
Che ho un padre e una madre lontani,
Cui non importa di tutti i miei versi,
Cui son caro, come un campo e la carne,
Come la pioggerella,
Che a primavera fa soffici i verdi.
Loro verrebbero a infilzarvi
Con le forche per ogni vostro grido
Scagliato contro me.

Poveri, poveri contadini!
Siete certo imbruttiti,
E temete il Signore
E le viscere palustri.
Oh! poteste capire
Che vostro figlio
È il miglior poeta di Russia!
Non vi brinava sul cuore
Per la sua vita,
Quando coi piedi nudi si bagnava
Nelle pozze autunnali?
Ora invece cammina in cilindro
E scarpe di vernice.

Ma vive ancora in lui l'antica foga
Del monello campagnolo,
Che ogni cosa vuol rimettere aposto.
Ad ogni mucca sulle insegne di macelleria
Egli manda un saluto di lontano.
Ed incontrando in piazza i vetturini
E ricordando l'odore di letame
Dei campi natali,
È pronto a reggere la coda a ogni cavallo,
Come lo strascico d'un abito nuziale.

Amo la patria,
Amo molto la patria!
Anche se copre i suoi salici
Rugginosa mestizia.
Mi son cari i grifi imbrattati dei maiali
E nella quiete notturna la voce
Risonante dei rospi.
Sono teneramente malato
Dei ricordi d'infanzia,
Sogno la bruma
Delle serate umide d'aprile
Il nostro acero pareva
Si fosse accoccolato a riscaldarsi
Al falò del tramonto.
Oh, quante uova rubavo ai nidi dei corvi,
Arrampicandomi sui suoi rami!
È sempre lo stesso, anche ora,
Con la sua cima verde?
La sua corteccia è dura come allora?

E tu, mio prediletto,
Fedele cane pezzato?!
Per la vecchiaia ora sei stridulo e cieco
Ed erri nel cortile,
Trascinando la coda penzolante,
Senza più riconoscere al fiuto
Dove sia la porta e la stalla.
Oh, come mi son care quelle birichinate,
Quando, rubato alla mamma un cantuccio di pane,
Lo mordevo insieme uno alla volta,
Senza lasciar cadere una briciola
L'uno all'altro.

Io non sono mutato.
Nel mio cuore non sono mutato.
Come fiordalisi nelle segale,
Gli occhi fioriscono nel volto.
Stendendo stuoie dorate di versi,
Ho voglia di dirvi una tenera parola.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Più non tintinna nell'erba del crepuscolo
La falce del tramonto.
Quest'oggi ho tanta voglia di pisciare
Dalla finestra mia contro la luna.

Luce azzurra, luce sì azzurra!
In quest'azzurro perfino morire
Non duole. Ebbene, che importa
Se ho l'aspetto d'un cinico
Che si è agganciato al sedere un fanale!
Vecchio, buon Pegaso spossato,
Ho forse bisogno del tuo morbido trotto?
Son venuto come un servo maestro
A decantare e celebrare i topi.
La mia testa, come un agosto,
Si effonde in vino di capelli ribelli.

Ho voglia d'essere una gialla vela
Per il paese verso cui navighiamo.

16 mar 2014

Genesis - Pezzi strumentali II

Più breve ma secondo me migliore dell'altra questa compilation di pezzi "strumentali" dei Genesis.





1) First Medley: Seven Stones / Fountain Of Salmacis / Stagnation / Visions Of Angels / Dancing With The Moonlit Knight (8m38s)

2) Watcher Of The Skies (3m52s)

3) Dancing With The Moonlit Knight (2m50s)

4) After The Ordeal (4m08s)

5) Can-Utility And The Coastliners (01m42s)

6) Second Medley: Supper's Ready / Return Of The Giant Hogweed (07m52s)

15 mar 2014

Genesis - Pezzi strumentali

Non è un album ufficiale dei Genesis, ma un "tribute" da parte di un fan che ha fatto l'editing di tutti i dischi della band ricavandone molti "instrumentals".

E' un modo davvero efficace per far capire qual è l'essenza del "progressive" e che fantastici musicisti erano (e sono!) i Genesis.

Oltre un'ora di pura musica.



1) First Medley: Horizons / Unquiet Slumbers For The Sleepers... In That Quiet Earth / Firth Of Fifth (Middle Section) / Cinema Show (End Section) (18m46s)

2) Inside And Out (End Section) (2m39s)

3) Second Medley: It's Yourself (End Section) / Entangled (End Section) (5m37s)

4) Second Home By The Sea (Start Section) (4m58s)

5) 7/8 (5m13s)

6) Phret (4m04s)

7) Third Medley: Wot Gorilla? / The Brazilian / Los Endos (13m49s)

8) Duke's Travels / Duke's End (10m47s)

9) Afterglow (End Section) (1m09s)

13 mar 2014

Brano del giorno: "Rocky Raccoon"

... The Beatles

)

Now somewhere in the black mountain hills of Dakota
There lived a young boy named Rocky Raccoon
And one day his woman ran off with another guy
Hit young Rocky in the eye Rocky didn't like that
He said I'm gonna get that boy
So one day he walked into town
Booked himself a room in the local saloon

Rocky Raccoon checked into his room
Only to find Gideon's bible
Rocky had come equipped with a gun
To shoot off the legs of his rival

His rival it seems had broken his dreams
By stealing the girl of his fancy
Her name was Magil and she called herself Lil
But everyone knew her as Nancy

Now she and her man who called himself Dan
Were in the next room at the hoe down
Rocky burst in and grinning a grin
He said Danny boy this is a showdown

But Daniel was hot, he drew first and shot
And Rocky collapsed in the corner, ah

D'da d'da d'da da da da
D'da d'da d'da da da da
D'da d'da d'da da d'da d'da d'da d'da
Do do do do do do

D'do d'do d'do do do do
D'do d'do d'do do do do
D'do d'do d'do do do d'do d'do d'do d'do
Do do do do do do

Now the doctor came in stinking of gin
And proceeded to lie on the table
He said Rocky you met your match
And Rocky said, doc it's only a scratch
And I'll be better I'll be better doc as soon as I am able

And now Rocky Raccoon he fell back in his room
Only to find Gideon's bible
Gideon checked out and he left it no doubt
To help with good Rocky's revival, ah
Oh yeah, yeah

D'do d'do d'do do do do
D'do d'do d'do do do do
D'do d'do d'do do do d'do d'do d'do d'do
Do do do do do do

D'do d'do d'do do do do, come on, Rocky boy
D'do d'do d'do do do do, come on, Rocky boy
D'do d'do d'do do do d'do d'do d'do d'do
The story of Rocky there

08 mar 2014

Brano del giorno: "Don't Give Up"




La musica sembra New Age, ma questa canzone dal titolo "Don't Give Up" ("Non arrenderti") è cantata da due miei idoli: Peter Gabriel e Kate Bush

Fate attenzione al testo: dà i brividi. Racconta infatti del nostro presente...

La dedico a tutte le donne, le donne che ci sono vicine e ci danno conforto in questi tempi grami, in cui i furbetti si prendono il potere e chi è serio e onesto viene messo in disparte, impoverito e umiliato.


"Don't Give Up"


in this proud land we grew up strong
we were wanted all along
I was taught to fight, taught to win
I never thought I could fail


no fight left or so it seems
I am a man whose dreams have all deserted
I've changed my face, I've changed my name
but no one wants you when you lose


don't give up
'cos you have friends
don't give up
you're not beaten yet
don't give up
I know you can make it good


though I saw it all around
never thought I could be affected
thought that we'd be the last to go
it is so strange the way things turn


drove the night toward my home
the place that I was born, on the lakeside
as daylight broke, I saw the earth
the trees had burned down to the ground


don't give up
you still have us
don't give up
we don't need much of anything
don't give up
'cause somewhere there's a place
where we belong


rest your head
you worry too much
it's going to be alright
when times get rough
you can fall back on us
don't give up
please don't give up


'got to walk out of here
I can't take anymore
going to stand on that bridge
keep my eyes down below
whatever may come
and whatever may go
that river's flowing
that river's flowing


moved on to another town
tried hard to settle down
for every job, so many men
so many men no-one needs


don't give up
'cause you have friends
don't give up
you're not the only one
don't give up
no reason to be ashamed
don't give up
you still have us
don't give up now
we're proud of who you are
don't give up
you know it's never been easy
don't give up
'cause I believe there's a place
there's a place where we belong

02 mar 2014

Brano del giorno: "O.M."

... di Accordo dei Contrari



Parlando di prog rock nostrano, non si può prescindere dagli Accordo dei Contrari, band bolognese con - finora - due album a carico: Kinesis (2007) e Kublai (2011). Il loro rock jazz si impreziosisce a tratti di brani lirici à la Banco, sono articolati e meditativi ma sempre pronti allo slancio dinamico.
Area, Arti & Mestieri e Perigeo: questi i richiami italiani che, oltre al Banco, ci vengono più spontanei ascoltando la loro musica.
Il link con la Scuola di Canterbury si evidenzia nella presenza, sul secondo album, di Richard Sinclair, uno dei fondatori dei Caravan. (Ne "L'Ombra di un sogno".)



Gli Accordo dei Contrari sono:

Giovanni Parmeggiani : organo Hammond, piano acustico ed elettrico, minimoog, ARP Odissey
Marco Marzo : chitarra e oud
Daniele Piccinini : basso
Cristian Franchi : batteria



01 mar 2014

Brano del giorno: "Love Song"

... di Syd Barrett




I knew a girl and I like her still
she said she knew she would trust me
and I her will...
I said: OK baby, tell me what you'll be
and I'll lay my head down and see what I see.
By the time she was back
by her open eyes
I knew that I was in for a big surprise.


I knew a girl and I like her still
she said she knew she would trust me
and I her will...
I said: OK baby, tell me what you'll be
and I'll lay my head down and see what I see.
By the time she was back
by her open eyes
I knew that I was in for a big surprise.