27 feb 2014

Brano del giorno: "Those Were The Days"

Cantata da Mary Hopkin



Quarantacinque anni fa (nel 1968) questa canzone, che l'anno dopo sarebbe stata contenuta nell'album di debutto della Hopkin dal titolo Postcard, scalò il mondo sotto forma di 45 giri. Oggi è un evergreen, e riascoltarlo crea ogni volta le stesse emozioni, la stessa malinconia.

La cantante gallese allora...

... e quarant'anni dopo (2009)

La canzone e l'intero album vennero prodotti da Paul McCartney per la Apple Records. Gli autori di "Those Were The Days", Boris Fomin e Gene Raskin, si ispirarono a una melodia folkloristica russa.

"Those Were The Days" rimase il più grande successo della Hopkin, che nel 1971 sposò il famoso produttore americano Tony Visconti, dal quale divorziò nel 1981.

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Il testo di "Those Were The Days"

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Once upon a time there was a tavern
Where we used to raise a glass or two
Remember how we laughed away the hours
And dreamed of all the great things we would do


Those were the days my friend
We thought they'd never end
We'd sing and dance forever and a day
We'd live the life we choose
We'd fight and never lose
For we were young and sure to have our way.
La la la la...


Then the busy years went rushing by us
We lost our starry notions on the way
If by chance I'd see you in the tavern
We'd smile at one another and we'd say


Those were the days my friend
We thought they'd never end
We'd sing and dance forever and a day
We'd live the life we choose
We'd fight and never lose
Those were the days, oh yes those were the days
La la la la...


Just tonight I stood before the tavern
Nothing seemed the way it used to be
In the glass I saw a strange reflection
Was that lonely woman really me


Those were the days my friend
We thought they'd never end
We'd sing and dance forever and a day
We'd live the life we choose
We'd fight and never lose
Those were the days, oh yes those were the days
La la la la...


Through the door there came familiar laughter
I saw your face and heard you call my name
Oh my friend we're older but no wiser
For in our hearts the dreams are still the same


Those were the days my friend
We thought they'd never end
We'd sing and dance forever and a day
We'd live the life we choose
We'd fight and never lose
Those were the days, oh yes those were the days
La la la la...

24 feb 2014

Brano del giorno: "Cirano"

... di Francesco Guccini



Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finché dura, ché il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse, col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe.

Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un'arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.


Non me ne frega niente se anch'io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz'ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d'essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...

Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un'altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito, guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.

Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.

Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.

Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perché oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo,
per sempre tuo

Cirano

21 feb 2014

Brano del giorno: "750.000 anni fa... l'amore?"

Francesco "Franz" Di Giacomo, singer of Italian progressive rock band Banco del Mutuo Soccorso, has died today. A car accident was the cause.




"Da qui, messere, si domina la valle ... Ma se l'imago è scarna..."

Oggi è morto purtroppo, per un incidente stradale, Franz Di Giacomo, storica voce del Banco.




Stavo per scrivere questo post quando ho sentito anche la notizia della scomparsa - avvenuta già l'altro ieri - di Gian Paolo Lancellotti, vecchio batterista dei Nomadi.



Ascoltiamo dei Nomadi: "Io vagabondo":

 

Spero che al Festival di Sanremo facciano almeno un accenno a queste due importanti figure della musica italiana.

19 feb 2014

Brano del giorno: "Father & Son"

... di Cat Stevens




Yusuf Cat Stevens performed this song last night... 

... in "Festival di Sanremo", an Italian song contest, where he was the star guest. 
Cat is still a wonderful singer, his voice still gives us all shivers. After two other songs in which he was accompanied by the orchestra, he remained alone on the prestigious Sanremo stage and begun to stroke the strings of his acoustic guitar. People reckoned the song immediately, and since the verse "It's not time to make a change" it was an unique emotion for the audience, an emotion which culminated in a standing ovation after that he sung the last words of the lyrics, "I know that I have to go away... I know I have to go". 
Thank you Cat Stevens for having come to Italy. 

"Father & Son" di Cat Stevens viene malintesa da molti italiani: non rispecchia lo scontro tra due generazioni, non parla del "gap" che soprattutto noi europei occidentali così bene conosciamo. Al contrario: è un affresco altamente poetico e pieno di amore, di filia. Nella canzone, il padre dice al figlio di rimanere; è il figlio a volersene andare! Il ragazzo è, insomma, un "bimbominkia" al contrario, è uno che protesta contro l'ambiente circostante stanco di sentire e vedere sempre le stesse cose assurde, e il suo genitore è l'antitesi dello sciocco patriarcalismo ancora oggi in voga nella nostra "dorata" civiltà. 
La critica che il giovane rivolge alla società contiene anche un tacito rimprovero al padre, il quale ha accettato questa situazione, accomodandosi per così dire. Ma l'amore tra i due, nondimeno, è evidente.


Sono due concezioni diverse della vita: il padre che si piega (infine) alle convenzioni sociali, il figlio che per protesta (e, certo, anche per sottrarsi all'influenza della famiglia) vuole svignarsela. È prevalente tuttavia il tentativo del padre di trattenere il rampollo, in perfetta contrapposizione con ciò che avveniva e purtroppo ancora avviene nelle case degli italiani e degli europei in generale. Da notare che Cat crebbe in Shaftesbury Avenue, SoHo, Londra, sopra il ristorante di suo padre (un greco cipriota che aveva sposato una svedese). Possiamo benissimo immaginare l'atmosfera patriarcale, e certamente autoritaria, in cui egli maturò, prima di decidere di "do it into his own", per parafrasare una poesia di Robert Frost.


Ieri sera a Sanremo, a parte Cat Stevens, il deserto.
Cristiano De André, come tanti figli di vecchie star, non è un fenomeno. Lo ricordo quando militava nei Tempi Duri (band che accompagnava suo padre negli stadi e nelle arene d'Italia): in un gruppo forse potrebbe ancora funzionare, ma come cantante-cantautore siamo a mille miglia di distanza dal mitico Faber. Almeno a quanto ho potuto giudicare dalla sua doppia esibizione sanremese.
Sono d'accordo con chi dice che la Litizzetto spara sempre le solite battute, ma se non altro la piccolina piemontese ravviva l'atmosfera...
Riguardo a Fabio Fazio, ebbene: è penoso nelle vesti di showman, e credo che anche le sue doti di "direttore artistico" siano scarse: uno che è così scialbo, mollo e "democristiano", che gusti musicali può avere?
Appunto.
La Letitia Casta è una donna bella e sensuale, ma lo spettacolino (teoricamente valido: era il confronto tra la Francia degli esistenzialisti e delle "foglie morte" e l'Italia della gioia rabbiosa, colorata e volgaruccia tipo "dove vai se la banana non ce l'hai") è stato rovinato da un Fazio che non si merita neppure un quarto dei soldi che prende, e che è appena buono a citare il titolo delle canzoni in gara.
Arisa e Gualazzi forse i migliori tra i "big", entrambi però perché grandi interpreti, non per la validità delle loro canzoni (poco più che discrete, niente di particolare, e con testi assolutamente inattuali, testi che mancano di un minimo di coraggio).
Io conosco tanti semisconosciuti che scrivono e cantano canzoni migliori, mooolto migliori, di quelle sentite nella prima serata del Festival.


Fazio patetico anche a introdurre la guest star della serata, Cat Stevens appunto. Un personaggio di questo rango meritava una presentazione vivace e scoppiettante. Ma non è solo l'aria da morto del "direttore artistico" del festival a irritare. A lingua inglese come siamo messi?
Già.
Per annunciare "Peace Train" di Cat Stevens, ha farfugliato qualcosa di poco incomprensibile. Personalmente, ho capito di che canzone si trattava solo dopo che è partita.
Fazio è uno di quei tipici italiani che credono di conoscere le lingue ma non curano neppure la pronuncia più elementare. Avete sentito come ha storpiato il nome della band che accompagnava Gualazzi, ovvero The Bloody Beetroots? Roba da mettersi le mani nei capelli.
Riformiamo la scuola iniziando proprio dagli insegnanti di lingue, scegliendo solo quelli veramente validi e non i soliti asini raccomandati! L'inglese in Italia finora lo hanno imparato solo coloro che lo hanno studiato da autodidatti! Tutti i giornalisti dei TG fanno pena quando devono dire in inglese, tedesco o francese cose anche facilissime...


Ma torniamo a Yusuf Cat Stevens.
Vi propongo qui "Ruby Love", una canzone direttamente derivata dal folklore della patria paterna del cantautore. Nel ristorante di proprietà del padre, in Shaftesbury Avenue, veniva spesso suonata musica popolare greca... 



Nell'ultimo video, infine, Cat in una sua versione di "Don't Let Me be Misunderstood", un brano scritto da Bennie Benjamin, Gloria Caldwell e Sol Marcus per la cantante e pianista Nina Simone e fatto conoscere al grande pubblico da Eric Burdon & The Animals.
Anche qui, la voce di Yusuf Cat Stevens è dolcissima, bellissima, virile e poetica a un tempo. Io la paragono a quella di Richie Havens...



18 feb 2014

Fabrizio De André: "Andrea"

Oggi Fabrizio De André avrebbe festeggiato il 74simo compleanno. Poiché il grande cantautore se n'è andato già quindici anni fa, dobbiamo celebrare la ricorrenza senza di lui. 
Questa è una delle sue canzoni più belle e più vere. Permettetemi di dedicarla ad Andreas, Andi... Andreas Grassl, anche lui purtroppo già scomparso (1975-2007). Sembra quasi che Faber racconti del nostro ragazzo...




Fabrizio De André (Genua, 18 February 1940 - Milan, 11 January 1999) was an Italian singer-songwriter. Known for his sympathies towards anarchism, libertarism and pacifism, his songs often featured marginalized and rebellious people, gypsies, prostitutes and knaves, and attacked the Catholic Church hierarchy hypocrisies.

Today would have been his 74th birthday.





Andrea s'è perso, s'è perso e non sa tornare
Andrea s'è perso, s'è perso e non sa tornare
Andrea aveva un amore: Riccioli neri
Andrea aveva un dolore: Riccioli neri.

C'era scritto sul foglio ch'era morto sulla bandiera
C'era scritto e la firma era d'oro, era firma di re

Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.
Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.

Occhi di bosco, contadino del regno, profilo francese
Occhi di bosco, soldato del regno, profilo francese
E Andrea l'ha perso, ha perso l'amore, la perla più rara
E Andrea ha in bocca un dolore, la perla più scura.

Andrea raccoglieva violette ai bordi del pozzo
Andrea gettava Riccioli neri nel cerchio del pozzo
Il secchio gli disse - Signore, il pozzo è profondo
più fondo del fondo degli occhi della Notte del Pianto.

Lui disse - Mi basta, mi basta che sia più profondo di me.
Lui disse - Mi basta, mi basta che sia più profondo di me.



Tutto su Fabrizio De André: http://www.faberdeandre.com

17 feb 2014

Brano del giorno: "Child In Time"

Deep Purple




Sweet child in time, you'll see the line
Line that's drawn between good and bad
See the blind man shooting at the world
Bullets flying, ooh taking toll
If you've been bad - Oh Lord I bet you have
And you've not been hit oh by flying lead
You'd better close your eyes, aahaouho bow your head
Wait for the ricochet

Ooo-ooo-ooo-ooo..
Ooo-ooo-ooo-ooo..
Aaa-aaa-aaa..
Oh, I wanna hear you sing..
Aaa-aaa-aaa..
Oaoh..
AAA-AAA-AAA!!
AAA-AAA-AAA!!

9 feb 2014

Rust Radio!


Tutti i concerti e le 'gig' di Neil Young, con o senza i Crazy Horse, in streaming gratuito.


http://www.rustradio.org



Dagli Anni 60 a... ieri.

Segui su Twitter: https://twitter.com/rustradio



2 feb 2014

Brano del giorno: "Last Night"

... eseguito dai Blues Brothers


1988, live per il 40simo anniversario della Atlantic Records



La formazione:

Steve Cropper - chitarra
Donald Duck Dunn - basso
Paul Shaffer - tastiere
Anton Fig - batteria
Sid McGuinness - chitarra
Lou Marini - sax
Alan Rubin - tromba
Tom Malone - trombone
Tom Scott - sax


I Blues Brothers nascono ancor prima del celebre film che John Landis diresse nel 1980. Difatti, John Belushi e Dan Akroyd fondarono il gruppo nel 1978 per uno sketch musicale nel Saturday Night Live.
Lo stesso anno i Blues Brothers pubblicarono il primo album, Briefcase Full Of Blues ("Una valigetta piena di blues").



Alla morte di John Belushi (avvenuta nel 1982 per un'iniezione letale di cocaina ed eroina, miscela nota come "speedball"; John, di origine albanese e probabilmente gravato dai problemi tipici dei figli degli emigrati, assumeva droghe già da anni, tanto che per molti registi era difficilissimo lavorare con lui), Akroyd trovò per gli show della band un valido sostituto nel fratello di questi, James ("Jim") Belushi.



Ecco le tracce di Briefcase Full Of Blues:


1. Opening: "I Can't Turn You Loose" (Otis Redding) (0:00)
2. "Hey Bartender" (Floyd Dixon) (1:49)
3. "Messin' With The Kid" (Mel London) (4:50)
4. "(I Got Everything I Need) Almost" (Donnie Walsh) (8:26)
5. "Rubber Biscuit" (CCharles Johnson & Adam R. Levy) (11:16)
6. "Shot Guns Blues" (onnie Walsh) (14:14)
7. "Groove Me" (King Floyd) (19:38)
8. "I Don't Know" (Willie Mabon) (23:24)
9. "Soul Man" (Isaac Hayes & David Porter) (27:40)
10. "'B' Movie Box Car Blues" (elbert McClinton) (31:08)
11. "Flip, Flop, And Fly" (Charles E. Calhoun & Lou Willie Turner) (35:16)
12. Closing: "I Can't Turn You Loose" (Otis Redding) (38:55)


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Un articolo di Topolàin sui Fratelli Blues (il film) qui