27 gen 2014

Brano del giorno: "That Sunday"

... di Nat King Cole




Randone - Italian prog rock

Rock progressivo italiano: RANDONE.

Ora su Google Play.


https://play.google.com/store/music/album/Randone_Singles_Unreleased?id=Btfdgiqkq3nty75bddcujnw4mem Ascolta e condividi

"Singles & Unreleased". Free sampler.


1 "Il Buono" (from The Spaghetti Epic 2 - Musea 2009) 25:09
2 "Jill" (from The Spaghetti Epic - Musea 2004) 21:51
3 "Rune 49" (from Kalevala: A Finnish Progressive Rock Epic - Musea 2008) 8:57
4 "Sguardo Verso Il Cielo" (Unreleased) 6:41
5 "Father, Son" (from Family Snapshot: a tribute to Genesis solo careers - Mellow Records 2013) 4:22

Oltre un'ora di musica sopraffina, con muggiti di sintetizzatori e impennate di chitarre elettriche, testi e canti strazianti e/o romantici, e le classiche melodie bellissime di Nico Randone, questo Mozart del rock odierno.


19 gen 2014

Roger Waters - 'In The Flesh' (live full concert)






Materiale mitico riproposto da Waters, ex bassista dei Pink Floyd, che ripercorre non solo la favola di The Wall (per alcuni decisamente commerciale) ma anche buona parte degli album del gruppo e della sua carriera da solista.

     

Il tour "In The Flesh" durò tre anni, ma sul DVD (che il nostro blog riproduce in versione integra) c'è la registrazione di una sola tappa: quella della Rose Garden Arena di Portland, Oregon, del 27 giugno 2000. 
Il doppio CD contiene invece segmenti dell'intero tour negli U.S.A. (Phoenix, Las Vegas, Irvine e la stessa Portland).


Quasi tutti i brani sono stati composti da Roger Waters, tranne alcuni co-autorati dal chitarrista David Gilmour ("Wish You Were Here", "Dogs", "Comfortably Numb"), e altri scritti insieme a Gilmour e al tastierista Richard Wright ("Shine On You Crazy Diamond", "Breathe"), nonché uno che porta la firma di tutti e quattro i componenti, e dunque Gilmour, Mason, Waters & Wright ("Time").

Il lirismo dei brani spinge a volte alle lacrime; l'intensità musicale e dei testi è altissima, e formidabile è la qualità tecnica.

I Pink Floyd iniziarono come gruppo psichedelico ai tempi di Syd Barrett, furono poi tra le massime espressioni del progressive rock britannico e non raramente le loro creazioni sfociarono nell'avanguardia e nella musica assoluta (Ummagumma del '69, Atom Heart Mother del '70). Gli album che incontrarono maggiore favore di pubblico sono i quattro concecutivi prodotti dal '73 al '79: The Dark Side of the Moon, Wish You Were HereAnimals e (famosissimo) The Wall, appunto. Dopo il distacco di Waters e le lunghe beghe legali, la band (capitanata da Gilmour) si imbarcherà in diverse mega-tournée mondiali tutte caratterizzate da uno show tecnologico senza precedenti; ma un solo loro album in studio contenente canzoni nuove raggiungerà picchi qualitativi quantomeno accettabili: The Division Bell (1994), dove c'è la suggestiva, bellissima "High Hopes".


Prego notare la presenza, nel gruppo di Waters, del gallese Andy Fairweather Low, leggendario chitarrista ed ex frontman degli Amen Corner ("(If Paradise Is) Half as Nice", canzone che nel 1969 fu al primo posto delle hit parade europee - oggi è un evergreen - e che altro non è che la versione inglese de "Il Paradiso" di Lucio Battisti). L'hanno scorso ho avuto l'onore di vedere dal vivo Fairweather Low con la sua propria band su un piccolo palcoscenico di provincia: un concerto di quasi due ore di blues, rock e pop che è un po' la rassegna degli ultimi quarant'anni-e-passa di "U-music".

  • Roger Waters – basso elettrico, chitarre, voce
  • Doyle Bramhall II – chitarra, voce
  • Andy Fairweather Low – chitarra, basso elettrico, voce
  • Snowy White – chitarra
  • Andy Wallace – tastiere, organo Hammond
  • Jon Carin – tastiere, lap steel, chitarra acustica, voce
  • Katie Kissoon – voce
  • Susannah Melvoin – voce
  • P. P. Arnold – voce
  • Graham Broad – batteria, percussioni.
  • Norbert Stachel – sassofono

18 gen 2014

Soft Machine: 'Fourth / Fifth'

(Recensione già apparsa su Debaser)



E' la riproposta in doppio pack - e ovviamente digitalizzata - dei due loro album del 1971 e 1972. In totale 14 track. Sono quelli della svolta stilistica che avrebbe portato la "Morbida Macchina" ad avvicinarsi sempre più a una transavanguardia tipo Nucleus (molti dei membri dei Nucleus sarebbero via via entrati a far parte di questa band). Il percorso dei Nucleus e dei Soft Machine è indubbiamente simile: anche i primi approdarono infine a un suono elettronico dalle tinte funky... 



Gli Anni Sessanta si stanno congedando. Con Kevin Ayers e Daevid Allen che ormai scorrazzano per conto proprio (l'australiano Allen a quanto pare non può rientrare in Inghilterra per un problema di passaporto e darà vita ai Gong in quel di Parigi) e Robert Wyatt che pensa di abbandonare il gruppo per fondare i Matching Mole (ha già inciso un album in proprio e Fourth sarà l'ultima sua collaborazione con la Machine), è il tastierista Michael Ratledge a prendere in mano le redini. Il resto della band è formata dal suddetto Wyatt - tuttora - ai drums, dal sassofonista Elton Dean e da Hugh Hopper al basso. Questi ultimi due, insieme a Ratledge, costituiranno il nocciolo del gruppo anche in Fifth.


Fourth è il loro primo disco completamente strumentale e si avvale dell'apporto di Marc Charig (tromba), Roy Babbington (contrabasso), Nick Evans (trombone), Jimmy Hastings (flauto, clarinetto) e Alan Skidmore (sax tenore). La virata decisa verso la fusion di rock e jazz - già intravista in Third - si compie qui. Il jazz rock è ovviamente presente nei primi lavori dei Soft Machine (chi non ricorda lo splendido "Out-Bloody-Rageous"?), così come in quelli di tutti gli altri gruppi della scuola di Canterbury, ma lì era contraddistinto da un sound più caldo e impreziosito dalle melodie di Wyatt. Il maggior punto in comune tra Fourth e i lavori precedenti è la razionalità elettronica di Ratledge. La psichedelia primigenea va ricercata tra le righe, e il disco non soddisfa certo i consumatori del progressive ma molto, invece, chi ama Miles Davis, Chick Corea e la musica totale.



Il primo pezzo "Teeth" è una brillante composizione arricchita dagli accenti swing del contrabasso di Babbington, che lascia poi il posto al basso elettrico di Hopper; le cascate pianistiche si alternano con le armonie dei fiati (belle le sfumature del clarinetto di Hastings) e, dopo un furioso "solo" dell'organo di Ratledge, il tutto culmina in un'improvvisazione collettiva. "Fletcher's Blemish" è anch'esso un brano di alta qualità jazzistica in cui l'elegiaco soffio del sax di Elton Dean viene sostituito da un graffiante coro di tutti gli strumenti. "Virtually", suite in quattro parti di Hopper, tradisce la lungaggine e qualche ripetizione di troppo... Insomma, siamo lontani lontanissimi dalle atmosfere di "Moon In June" e "Dedicated To You But You Weren't Listening", anche se non si può non ammirare la virtuosità di tutti. 



Un senso di sospensione, di incompiutezza risolutiva, persino nell'ottica di una dimensione cool-jazzistica, si avverte in Fifth. Qui, John Marshall (ex Nucleus ed ex Jack Bruce Band) sostituisce Wyatt alle percussioni, anche se le sessions iniziali videro la partecipazione del batterista di free jazz Phil Howard. Marshall è altrettanto bravo di Wyatt e senza ombra di dubbio molto più "tecnico", ma per molti l'abbandono del folletto e membro fondatore significò l'inizio del declino dei Soft Machine. Anche in Fifth non c'è traccia dei canoni di quel rock psichedelico (per molti versi giocoso e zappiano) della prima ora. Rabbia & Energia sono sì presenti, ma, a conti fatti, Fifth ricalca senza molta fantasia il quarto album (soprattutto in "As If", "All White", "Drop"), di cui può considerarsi un pendant. Nessun timbro esistenziale bensì freddo estetismo, e l'impressione conclusiva è che i musicisti siano alla ricerca di un finale liberatorio che però non arriva.



***

«I signori di Canterbury. Esordio scoppiettante, secondo disco fondamentale, che getta le basi per il rock di Canterbury, terzo disco monumentale. Lodi infinite a Wyatt, Ayers, Ratledge e soci. Dopo Third e l'ottimo Fourth con l'abbandono di Wyatt, la virata Jazz-Rock che ha prodotto comunque buone cose (Six). Immensi.»

La "Scuola di Canterbury" comprendeva, tra, gli altri, Soft Machine (qui nella foto), Gong, Caravan e Camel

Commenti 

Pulp
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La scena di Canterbury è ricca di capolavori...dei Soft Machine mi è piaciuto molto Third ma questo devo ancora ascoltarlo. Complimenti, bella recensione! 

47
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fourth è fantastico, fifth mi annoia... 

donjunio
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Bella rece. Io però mi sono fermato al terzo passo, questi non li ho ancora sentiti. 

charley
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Davvero una bella rece, bravo. 

manliuzzo
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Ma che bella recensione! Fourth l'ho ascoltato in parte, Fifth no. E'strano, i Soft Machine mi attirano, ma non riesco a cominciare ad ascoltarli. comunque un'altra rece ci volev, e tu hai colmato benissimo la lacuna. Bravo 

OleEinar
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Conosco solo third, devo approfondire. I successivi a questi come sono? 

supersoul
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Fourth non è da 3, anche se Wyatt fu messo in minoranza dal resto del gruppo, il suo drumming in questo disco è eccezionale. 

Longliverock
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Third è il loro capolavoro. Fourth è un pò inferiore,ma straordinario. Fifth non l'ho ascoltato tutto. 

the green manalishi
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Beh già Third è abbastanza tosto da digerire (ma comunque degno di nota), dici che dovrei beccarmi anche questi? 

Slim
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"Teeth" vale tutto il disco, bellissimo il filmato che gira su Youtube di loro che lo registrano in studio. 

paloz
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Beh, calma... Fifth è una bella schifezzuola, ma il quarto mi era piaciuto non poco. Diciamo, senza contare 5th, un bel 4/ 4 e mezzo... 

Gregor_Lake
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Recensire insieme due dischi dei Soft Machine è in linea con la scelta di unire i due dischi in uno, e questa come quella è forse una nota di demerito, franc. D'altronde due dischi incredibilmente diversi, più che matura svolta il 4, piccolo passo falso il 5 

hjhhjij
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Il voto fa media: Fourth vale ancora 3,5-4 ma fifth non mi è piaciuto affatto, delusione, per me non vale più di 2. 

Hell
HellDivèrs
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Come tutti gli altri... Il voto va solo a "Fourth". 

scaruffoditurno
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interessante anche il blog 

ranofornace
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"no stars by ranofornace" Soft Machine 4 ottimo - 4, Soft Machine 5 - discreto 3

01 gen 2014

Brano del giorno: "When Is My Time"

... di Roberto Ciotti



Roberto Ciotti ci ha lasciati ieri.
Il grande bluesman aveva 60 anni.

Come session man lavorò ad album importanti come Alice non lo sa (1973) di Francesco De Gregori, La torre di Babele (1976), Burattino senza fili (1977) e Edo rinnegato (1990) di Edoardo Bennato.
Scrisse inoltre le colonne sonore di Marrakech Express e Turné, film di Gabriele Salvatores.

Leggi questa sua breve biografia su "Italian Blues River"

Il suo album migliore - di circa quindici che ne ha incisi - viene ritenuto Supergasoline Blues, del 1978.

Da Supergasoline Blues è tratto il pezzo sottostante, eseguito 'live' al Pistoia Blues del 1995:



Molti gli articoli in memoria di Roberto Ciotti. Voglio qui riportare quello di Marco De Risi apparso sul Messaggero:

E' morto il musicista Roberto Ciotti.
Grande interprete del blues italiano, aveva sessant'anni e da tempo era gravemente ammalato. Era ricoverato nella clinica romana di Sant’Antonio dietro il teatro Brancaccio.

Un artista con la A maiuscola Roberto, famoso per il modo inimitabile di suonare la chitarra e anche per il modo di cantare. Un modo asciutto il suo di fare musica con accordi volutamente semplici, ma che riuscivano a colpire nell’animo chi l’ascoltava.

Roberto era conosciutissimo nel circuito musicale romano dove aveva un nutrito gruppo di fan. Ma l’orizzonte della musica del cantante blues era arrivato anche su palcoscenici internazionali come quello brasiliano, dove Roberto era amatissimo. Un successo che lo aveva raggiunto anche in Senegal e in molte capitali europee.
Avrebbe dovuto tenere dei concerti in Indocina.
Raggiunse una notorietà assoluta con la colonna sonora del film culto del 1989 Marrakech Express per la regia di Gabriele Salvatores. Il pezzo si chiama "No More Blue", dal sound semplice ed evocativo che ricorda atmosfere ”on the road” proprio come il film di Salvatores.
Un successo replicato poi anche con un'altra colonna sonora, sempre per un film di Salvatores, il bel Turné del 1990.

Tanti i dischi a suo nome. Fra i tanti artisti internazionali con cui Roberto Ciotti ha suonato, due su tutti: aprì un concerto di Bob Marley e fece musica anche insieme ad uno dei giganti del jazz, Chet Baker, ospite fisso in Italia.

«Roberto aveva un progetto per il nuovo anno - racconta Fabiola Torresi, bassista di Ciotti -. Fare un disco dove il blues si sarebbe fuso con i ritmi africani. Teneva molto a questo nuovo ”sound” che avrebbe creato». Vanno ricordati anche Elio Buselli, il bassista che suonò con Ciotti per oltre dieci anni, insieme alla tastierista Simone Scifoni e il percussionista Flaminio Vargas.

Fra le decine di pezzi scritti da Ciotti c’è un motivetto che si intitola "Stanotte Roma", una ninna nanna dedicata alla sua Roma.

E'stato il maestro di Federico Zampaglione e di Alex Britti. Lascia la moglie Adriana.