31 dic 2012

Van Morrison - 'Moondance', 1970 (album intero)



...Track listing

01) 00:00 "And It Stoned Me"
02) 04:33 "Moondance"
03) 09:08 "Crazy Love"
04) 11:43 "Caravan"
05) 16:41 "Into the Mystic"
06) 20:10 "Come Running"
07) 22:40 "These Dreams of You"
08) 26:31 "Brand New Day"
09) 31:38 "Everyone"
10) 35:11 "Glad Tidings"


Van Morrison - due 'live' di classe

 Con Van Morrison siamo sicuri di giocare in Serie A. It's Too Late To Stop Now, registrato dal vivo a Los Angeles e a Londra nell'estate del 1973 (al Troubadour di Los Angeles, al Civic di Santa Monica e nell'oggi amaramente rimpianto Rainbow Theatre della capitale britannica), racchiude in un doppio CD 18 brani, molti dello stesso Van Morrison, ma anche di Ray Charles, Bobby "Blue" Bland, Willie Dixon, Sam Cooke e altri.
Con la sua mistura di blues, jazz e rock souleggiante, l'artista irlandese di viaggi astrali ce ne ha fatti fare tanti, ma, nel volare, ci trasciniamo appresso zolle e filamenti di terra mai sterili, anzi pieni di quei corpuscoli organici che sono corollario necessario alla nostra esistenza. Su qualsiasi pianeta sbarcheremo, è la musica della strada, sempre fondamentalmente atavica, la nostra compagna fedele.
Vecchi "favourites" come "Into The Mystic" e "These Dreams Of You" assumono un ritmo originale e nuove dimensioni vocali, mentre pezzi come "I Believe To My Soul" sono perle mozzafiato del rhythm'n'blues. Le esecuzioni vengono impreziosite da fioriture di sax (Jack Schroer) e tromba (Bill Atwood). Splendida la sezione di archi che vede tra i suoi componenti Terry Adams al cello.
Per alcuni, è uno degli album dal vivo migliori in assoluto.

 E un altro è A Night In San Francisco, ancora di Van Morrison.
A Night In San Francisco è il frutto non di uno ma di due concerti: quello di domenica 12 dicembre 1993 al Mystic Theater di Petaluma e di sabato 18 dicembre 1993 al Masonic Auditorium di San Francisco (la California è un polo inamovibile nella vita del vecchio leone di Belfast). "Mystic" e "Masonic": come se Van Morrison avesse voluto sottolineare qualche peculiarità mistico-occulta della sua arte!
E' l'album che più d'uno ha definito "l'enciclopedia della musica". Soul, jazz, funk e blues  sono gli ingredienti di una pietanza che Morrison ha preparato insieme a una squadra di "cuochi" di prim'ordine. L'amico Georgie Fame siede all'organo, e poi ci sono Kate St. John (oboe, sax tenore, sax soprano), Ronnie Johnson (chitarra), Nickie Scott (basso), Geoff Dunn (Manfred Mann's Earth Band, batteria) e diversi altri. Fanno un'apparizione anche John Lee Hooker e Jimmy Witherspoon, celebri veterani del blues.
L'ensemble ci fa dono di oltre due ore e venti minuti di delizie sonore: un maxiconcerto, distribuito su due CD, mai stancante anche grazie all'avvicendarsi di voci (Brian Kennedy, James Hunter... e interviene anche Shana Morrison, figlia americana di Van) e per la sempre varia strumentazione (fantastico il sax alto dell'olandese Candy Dulfer; e Jonn Savannah alle tastiere sa enfatizzare certi passaggi al momento opportuno).  
Una particolarità di A Night In San Francisco è che alcune tracce sono composte da due o più brani che Van & Co. ci offrono in connubbio: "Moondance"/"My Funny Valentine", "Stormy Monday"/"Have You Ever Loved A Woman?"/"No Rollin' Blues"... con cambi di tempo, avvicendarsi di strumenti e inserimento di cori. Un'atmosfera elettrizzante, come in un cerimoniale gospel che vanta non soltanto un officiante ma almeno tre: infatti, Georgie Fame e Haji Ahkba (flugelhorn, alias flicorno) sono protagonisti al pari di Van Morrison.

29 dic 2012

Neil Young: "Greatest Hits" (album completo)

2004





Track Listing

01) 00:00 "Down by the River"
Album : Everybody Knows This Is Nowhere (1969)

02) 08:56 "Cowgirl in the Sand"
Album : Everybody Knows This Is Nowhere (1969)

03) 18:52 "Cinnamon Girl"
Album : Everybody Knows This Is Nowhere (1969)

04) 21:52 "Helpless"
Album: Déjà Vu (1970)

05) 25:24 "After the Gold Rush"
Album: After the Gold Rush (1970)

06) 29:07 "Only Love Can Break Your Heart"
Album: After the Gold Rush (1970)

07) 32:13 "Southern Man"
Album: After the Gold Rush (1970)

08) 37:42 "Ohio"
Single (1970)

09) 40:38 "The Needle and the Damage Done"
Album: Harvest (1972)

10) 42:44 "Old Man"
Album: Harvest (1972)

11) 46:05 "Heart of Gold"
Album: Harvest (1972)

12) 49:09 "Like a Hurricane"
Album: American Stars 'n Bars (1977)

13) 57:23 "Comes a Time"
Album: Comes a Time (1978)

14) 01:00:29 "Hey Hey, My My (Into the Black)"
Album: Rust Never Sleeps (1979)

15) 01:05:38 "Rockin' in the Free World"
Album: Freedom (1989)

16) 01:10:20 "Harvest Moon"
Album: Harvest Moon (1992)

28 dic 2012

Brano del giorno: "The Guests"

... di Leonard Cohen, in una cover di Peter McGuire & Colleen Keegan



One by one, the guests arrive
The guests are coming through
The open-hearted many
The broken-hearted few

And no one knows where the night is going
And no one knows why the wine is flowing
Oh love I need you
I need you
I need you
I need you
Oh . . . I need you now


And those who dance, begin to dance
Those who weep begin
And "Welcome, welcome" cries a voice
"Let all my guests come in."

And no one knows where the night is going ...

And all go stumbling through that house
in lonely secrecy
Saying "Do reveal yourself"
or "Why has thou forsaken me?"

And no one knows where the night is going ...

All at once the torches flare
The inner door flies open
One by one they enter there
In every style of passion

And no one knows where the night is going ...

And here they take their sweet repast
While house and grounds dissolve
And one by one the guests are cast
Beyond the garden wall

And no one knows where the night is going ...

Those who dance, begin to dance
Those who weep begin
Those who earnestly are lost
Are lost and lost again

And no one knows where the night is going ...

One by the guests arrive
The guests are coming through
The broken-hearted many
The open-hearted few

And no one knows where the night is going ...


Lo stesso duo di sopra in un'altra celebre canzone di Cohen: "Who By Fire"



27 dic 2012

Brano del giorno: "Si è spento il sole"

(1962) Canta: Adriano Celentano



Il "Molleggiato", sposato dal 1964 con Claudia Mori,  fece il suo debutto nel mondo dello spettacolo imitando il famoso attore americano Jerry Lewis. Nel 1957 esordì come cantante rock ("24.000 baci", "Il tuo bacio è come un rock"...) ma iniziò ben presto a cantare anche canzoni melodiche dal testo spesso "importante": "Pregherò", "Azzurro", "Il ragazzo della Via Gluck", "Chi non lavora non fa l'amore" (eseguita in coppia con la moglie e vincitrice del Festival di Sanremo del 1970)... 
Nel '61, sulle orme del Clan Sinatra, fonda il Clan Celentano, che riscuote subito grande successo e che col tempo lancerà altri celebri interpreti (il più notevole dei quali è di sicuro Don Backy). 
Le canzoni della maturità artistica di Celentano sono graffianti, ironiche. Spesso anticipano e toccano temi scottanti come l'ecologia, la droga, il nucleare, la caccia, la corruzione. È anche protagonista di pellicole di successo come Serafino, Rugantino, Bingo Bongo, Geppo il folle, Yuppi du. In televisione, quando appare lui, gli indici di ascolto impazziscono. Gli show che lo vedono protagonista negli ultimi decenni fano molto discutere perché vi si vede un Adriano Celentano nelle vesti di "predicatore". Uno di questi show si intitolava 125 milioni di cazzate: polemico fin nel titolo...


Yuppi Du


(Italia, 1975)

E' il film che avrebbe potuto indicare una nuova via al cinema italiano ma che, stranamente - o forse no -, è rimasto semisnobbato come (e peggio di) un qualsiasi fumettone di Serie B. Adriano Celentano, che ha firmato la regia, ha dato fondo a tutti i trucchi e a tutte le risorse visive per raccontare una vicenda di povertà e violenza, di sesso e amicizia, di lavoro-schiavitù, di stupro selvaggio, ecc. La tecnica richiama quella del cinema bolscevico mentre la morale è, come al solito, improntata alla denuncia ecologica e a un cattolicismo di stampo praticamente sanfrancescano.
L'ambientazione principale, assai suggestiva, è quella della Laguna di Venezia, cui per un po' farà da controparte una cinerea (e quasi felliniana) Milano.
E la colonna sonora? Semplicemente strepitosa.



Come mimo e come uomo, l'Adriano nazionale si presenta fin dalle prime scene nella forma della sua vita; accanto a sé può vantare due donne bellissime: Claudia Mori e Charlotte Rampling. Sul versante maschile, a fargli da spalla ha chiamato il veneziano d'hoc Lino Toffolo e il bravissimo Gino Santercole - qui costretto su sedia a rotelle.


"Silvia è ritornata dal canal": è questa la notizia che sconvolge il barcaiolo Felice Della Pietà, che si è risposato per dare una nuova madre alla propria figlioletta (interpretata da Rosita Celentano, alias "Jon Lei").
Silvia (Charlotte Rampling) era creduta morta, suicida; in realtà se l'è spassata per sei lunghi anni a Milano insieme a un uomo ricco. Rieccola ora a Venezia, e Felice Della Pietà dovrà scegliere tra lei - la "risuscitata" - e la nuova consorte Adelaide (Claudia Mori).





Il film è stato riproposto, restaurato, nella Biennale di Venezia del 2008. E' un'opera meno banale di quanto vogliono continuare a far credere certi critici. Di tutti gli "straccionismi" di Celentano, questo è, insieme a Bingo Bongo, il più azzardato e geniale. I fans del "Molleggiato" ameranno in particolare le scene in cui lui fa le mossette da uccello o certe battute popolar-popolarissime. (Il barista della stazione di Milano al cliente di colore: "Lei che cosa vuole?" "Un bianchino." "E lei, signore?" rivolto a Celentano. "Un negroni.")
Sicuro: trattasi di ibrido; un miscuglio di commedia all'italiana, musical, polpettone tragico e teatro dell'assurdo. Ma la summa di tutti questi generi e sottogeneri, moltiplicata per il fattore A.C., dà un cifra tonda tonda.



Il messaggio? Mentre la barca affonda, dobbiamo ballare (o, meglio, muoverci a scatti come lo stesso Adriano), perché tanto non c'è niente da fare e siamo ugualmente fottuti. Se il mondo va in malora, perché non essere, almeno nei momenti consentiti, simpaticamente puerili?




Yuppi du

Regia: Adriano Celentano
Cast: Adriano Celentano, Charlotte Rampling, Claudia Mori, Gino Santercole, Lino Toffolo, Memmo Dittongo, Jon Lei (Rosita Celentano), Carla Brait, Pippo Starnazza, Bruno Perini, Alberto Longoni, Carla Mancini (accreditata ma non presente), Mariano Detto, Raffaele Di Sipio, Sonia Viviani.



Yuppi du yuppi du yuppi du
Yuppi du-i-du yuppi du


There's a fragrance of love in the air
It's penetrating for deep in my heart
And the star was reborn in the sky
And it died the day she went away


Yuppi du yuppi du yuppi du
Yuppi du-i-du yuppi du
Yuppi du yuppi du yuppi du
Yuppi du-i-du yuppi du


I feel the sound of a thousand colours
Which paint this scene this act of love
I hear the music that comes from the water
That rises from bowels of the earth


Yuppi du yuppi du yuppi du
Yuppi du-i-du yuppi du
Yuppi du yuppi du yuppi du
Yuppi du-i-du yuppi du


Now before me a cemetery do I see
Where all the arms of war are buried deep
And from the heaven descends a grand feast
Where all the nations of the world are united


Yuppi du yuppi du yuppi du
Yuppi du-i-du yuppi du
Yuppi du yuppi du yuppi du
Yuppi du-i-du yuppi du...


26 dic 2012

Brano del giorno: "Feeling Good"

... di Peter Green



Peter Green per anni è stato solito suonare una Gibson Les Paul del 1959, passata poi in possesso di Gary Moore. Ammirato da mostri sacri come B.B. King, John Mayall, Eric Clapton e Jimmy Page, Peter è considerato uno tra i migliori blues men britannici di tutti i tempi.


Nato in un quartiere cockney di Londra con il nome di Peter Allen Greenbaum (e dunque di origini ebree), Green iniziò a suonare giovanissimo ispirandosi a B.B. King, Muddy Waters e Hank B. Marvin (chitarrista degli Shadows). Grazie alla sua abilità esecutiva e alla sua splendida voce, poté rimpiazzare Eric Clapton (altro suo idolo) nei Bluesbreakers di John Mayall.
E' il co-fondatore dei Fleetwood Mac, gruppo di British blues formatosi dal distacco di Green, del batterista Mick Fleetwood e del bassista John McVie dai Bluesbreakers. Era la fine degli Anni Sessanta e i Fleetwood Mac riuscirono a tener testa - commercialmente - ai Beatles e ai Rolling Stones con titoli come "Man of the World", "Albatross" e "Black Magic Woman" (canzone composta da Green e resa celeberrima da Carlos Santana).


Gli "originali" Fleetwood Mac, quelli che ancora facevano blues rock; prima che vi arrivassero Stevie Nicks e quell'altra ragazza, l'ominosa Lindsay
 

Peter Green abbandonò il gruppo già nel 1970; o, meglio, fu costretto ad abbandonarlo, per ragioni di problemi mentali e... di LSD. (Si esibiva con un saio e un crocifisso e devolveva tutti i suoi guadagni, incitando gli altri membri della band a fare altrettanto.) Iniziò a lottare contro la follia ma nel 1977 dovette essere ricoverato in un ospedale psichiatrico... Dopodiché lavorò come session man con i suoi vecchi compagni e con nuovi gruppi, sempre cercando di non farsi mettere di nuovo K.O. dalla fama, sempre rimanendo nell'ombra (volente o nolente) sia come chitarrista sia come songwriter.
Ma, come si suol dire, "il talento non è acqua": l'eccellenza viene sempre a galla. E difatti Peter Green riesce tuttora a catalizzare l'attenzione degli amanti della musica.


Da notare che Peter è entrato nella Rock and Roll Hall of Fame. E' avvenuto il 12 gennaio 1998 con una cerimonia al Waldorf Astoria di New York. Lì, Peter Green ha eseguito "Black Magic Woman" insieme a Santana.



The Peter Green Splinter Group


"Feeling Good"

Another weekend and I feel so low
All dressed up but nowhere to go
Just a voice on the radio
To make me feel good inside

It seems so long since those crazy days
Hot summer nights and long lazy days
Then we both went our own separate ways
Trying to feel good inside

I got so close, I had you here in my hand
I'd turn back time but I'm only a man
I'd give this right arm to see you again
But that can't be done

Now I don't know if you're alive or you're dead
All I've got is a picture of you in my head
If I knew you were happy, at least I'd accept
And try to feel good inside

I think about the times we had again and again
But there ain't no use in remembering when
We can't control time, the hand or the pen
Having written it just moves on

Another weekend and I feel so low
Just passing time and time moves so slow
How things could have been, I guess I'll never know
But I want to feel good inside
Just to feel good inside
I want to feel good inside



Video sottostante: ecco cos'erano i Fleetwood Mac prima di diventare poco più di un gruppo pop con l'arrivo di Lindsay Buckingham. Notevole il modo in cui Peter suona la leggendaria Les Paul. Qui Peter è, più che mai, "The Green God", come lo chiamavano i suoi ammiratori.



25 dic 2012

Karlheinz Stockhausen: "Cosmic Pulses"








"It's an inner revelation that has come several times to me, that I have been educated on Sirius, that I come from Sirius."
(Karlheinz Stockhausen)

Risale a cinque anni fa (5 dicembre 2007) la morte di Karlheinz Stockhausen, il compositore tedesco che fu coevo e "compagno di sperimentazioni" di Bruno Maderna, Luciano Berio, Pierre Boulez e John Cage.
Nato a Mödrath - presso Colonia - il 22 agosto del 1928, Karlheinz Stockhausen è stato uno dei più importanti musicisti del XX secolo, spaziando dalla dodecafonia (Arnold Schönberg, Anton Webern) alla musica elettronica.

Allievo al Conservatorio di Colonia dal 1947 al 1951, dove studiò pedagogia della musica e pianoforte, si laureò all'università della stessa città renana in Scienza della Musica, Germanistica e Filosofia. I suoi inizi come compositore furono abbastanza tradizionali (Chöre für Doris). Fu l'ascolto dell'opera seriale di Olivier Messian Mode de Valeur et d’intensités (1949) a segnare la sua vita, portandolo a seguire a Parigi i corsi di composizione del maître francese (ritmica ed estetica). Dal 1950 si mise a comporre non solo proponendo lui stesso forme finora inedite (ha in comune con John Cage la tecnica del "collage"), ma anche inserendo segni assolutamente innovativi nel campo della notazione.


Come docente universitario e autore di numerose pubblicazioni (le sue teorie su tempo e spazio nell'universo dei suoni postulano che “si possono individuare strutture assai simili in musica, letteratura, pittura, scienza e tecnologia”), attraverso le sue attività radiofoniche e grazie a ben 362 composizioni che spesso hanno varcato il confine di ciò che era considerato tecnicamente possibile, Stockhausen contribuì a dare nuovi e decisivi inputs alla musica contemporanea. In particolare lo si ricorda come uno dei fondatori della cosiddetta "musica puntuale". 

Sotto di lui studiarono, tra gli altri, Irmin Schmidt e Holger Czukay, rispettivamente tastierista e bassista della band avanguardistica tedesca Can. Fu inoltre fonte di ispirazione per una gran quantità di gruppi e artisti di rock progressivo (Klaus Schulze, i francesi Magma, Frank Zappa, Herman "Sonny" Blount alias Sun Ra, il nostro Battiato...), di jazz (Miles Davis), neoclassica (il pianista e compositore inglese Cornelius Cardew) e pop-rock (David Bowie, Kraftwerk, Björk e, last but not least, i Beatles, che inserirono il ritratto di Stockhausen nella copertina dell'album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band). 

Tra il 1953 (dunque ancor prima che gli americani Robert A. Moog e Donald Buchla sviluppassero i primi synthesizers modulari, facilmente trasportabili) e il 1998 collaborò con lo "Studio für Elektronische Musik" dell'emittente Westdeutscher Rundfunk, per qualche tempo nel ruolo di direttore artistico, e si dedicò anche alla musica elettro-acustica. Fu proprio nello studio sperimentale di Colonia che nel 1955 realizzò una delle sue opere centrali: Gesang der Jünglinge ("Canto dei fanciulli"). 
 


Fu l'attrazione principale durante l'Esposizione Mondiale del 1970 a Osaka con le sue composizioni nel padiglione tedesco. Dal 1971 al 1977 fu docente di composizione al conservatorio di Colonia; e insegnò anche a Basilea, a Philadelphia e alla University of California di Davis. 

Il suo Hymnen (1966-67) contiene citazioni da 40 diversi inni nazionali; e non è neppure la sua opera più singolare. Spesso i suoi mondi musicali sono un assemblaggio di voci umane, rumori e suoni elettronici: "musica spaziale" che prevede un rapporto armonico di tutte le sue componenti, dall'altezza dei suoni al volume audio. "Il carattere essenziale della mia musica ha sempre a che fare con la religiosità e la spiritualità" affermò una volta, a ricordare la propria conversione al buddhismo zen, che lo allontanò dagli ambienti della sinistra, i quali si mostrarono nauseati da tanto misticismo. "La parte tecnica è solo per spiegare..." Fino alla fine, lavorò assiduamente a sempre nuove opere: spesso per 16 ore al giorno. Per completare il ciclo Licht, considerato "il" progetto della sua vita - come l'Anello dei Nibelunghi lo fu per Wagner -, impiegò oltre un quarto di secolo.


Il buddhismo gli fu da orientamento per il rapporto da tenere con le orchestre. Ylem, del 1972, è il culmine di un'evoluzione dalla musica rigorosamente segnata sul pentagramma a suoni esistenti meramente durante l'esecuzione. Il concetto stesso di "composizione" sembra ormai irrilevante. Già in Aus Den Sieben Tage (1968) lo spartito comprendeva istruzioni verbali, una delle quali chiedeva agli orchestrali di trascorrere "quattro giorni in un silenzio completo... dormite il meno possibile... chiudete gli occhi/ascoltate e basta". I singoli musicisti dovevano interpretare tali suggerimenti basandosi sulla propria personalità e sulle proprie esperienze. Con Ylem, Stockhausen sviluppa questa tecnica radicale invitando i musicisti, tutti raggruppati intorno al sintetizzatore, di suonare la nota centrale del loro strumento, per poi muoversi verso l'esterno, musicalmente e fisicamente, raggiungendo i limiti del palco finché, al segnale di una sillaba urlata, non devono tornare gradualmente al punto di partenza. 

Oltre al lavoro compositivo e a quello di direttore d'orchestra, Stockhausen fu molto attivo come manager. A cominciare dal 1991 pubblicò per la casa editrice Stockhausen-Verlag la sua opera omnia in un'edizione premiata sia come spartiti sia come CD.
Nel 1996 gli fu assegnata la laurea honoris causa dell'Università di Berlino e nel 2001 ricevette in Svezia il Polar Music Prize, ritenuto il Nobel della musica. 


Il giudizio dei critici su Stockhausen è sempre stato controverso: il suo narcisismo e la sua eccentricità gli procurarono numerose antipatie. "Faccio musica per chi vuole ascoltarla" disse una volta in un'intervista. "Il resto del pianeta mi è indifferente." Lo accusarono, certo non a torto, di essere un alienato, estraneo alla realtà del mondo.
In particolare fece scalpore la sua dichiarazione sugli attentati dell'11 settembre 2001: "Questo è il più grande capolavoro a livello cosmico, luciferino nella meticolosità della messa in opera". 
 
Nel maggio 2005 venne eseguita in anteprima mondiale, nel Duomo di Milano, la prima parte di Klang - die 24 Stunden des Tages. Stockhausen aveva in progetto di finire il "Klang-Zyklus" entro il 2028, quando avrebbe compiuto 100 anni.

24 dic 2012

Brano del giorno: "In den Gärten Pharaos"

... dei Popol Vuh





"La musica è il mezzo che mi aiuta ad avvicinarmi in modo realistico all'utopia".
                                (Florian Fricke, 1944-2001)   



Fricke nacque il 23 febbraio 1944 in una cittadina sul Lago di Costanza, e più precisamente a Lindau, sul confine austro-svizzero. Iniziò a suonare il pianoforte a sette anni e, dopo gli studi al Conservatorio di Friburgo, lavorò come critico musicale e cinematografico per la Süddeutsche Zeitung, Der Spiegel e la Neue Züricher Zeitung. Mentre si ingegnava a girare alcuni corto- e mediometraggi, divenne amico dell'allora aspirante regista Werner Herzog. Fricke partecipò al primo film ufficiale di Herzog, Segni di Vita (Lebenszeichen): come assistente tecnico e come attore, nel ruolo di un soldato che suona Chopin.


Di lui esistono poche fotografie, tanto era schivo. Una delle poche che fece inserire nelle copertine dei primi album lo ritrae durante un concerto in posa contemplativa.
E "contemplativa" è proprio l'aggettivo più adatto per descrivere la musica del gruppo formatosi intorno a questo notevole rappresentante della moderna avanguardia.
Il luogo era Monaco di Baviera e l'anno il 1969 quando, ad opera di Florian Fricke (tastiere), Holger Trülzsch (drums) e Frank Fiedler (sintetizzatore), nacquero i Popol Vuh. Fricke, appassionato di culture e religioni antiche, scelse come nome quello del libro sacro degli indiani Quiché del Guatemala.
[N.B.: c'è anche un gruppo progressive norvegese che scelse di chiamarsi così, e questa circostanza provocherà una certa confusione almeno fino al 1975, quando Florian Fricke minacciò di ricorrere a vie legali contro i "colleghi" nordeuropei. Questi altri Popol Vuh (autori, almeno ad inizio carriera, di un interessante rock psichedelico con influenze genesiane), riconobbero di essere "arrivati secondi" e si ribattezzarono Popol Ace.]
Amante della musica elettronica, Fricke fu uno dei primi a voler sfruttare le potenzialità del moog, che allora pochissimi possedevano non solo perché costava una fortuna ma anche perché assai ingombrante.
L'LP del debutto, Affenstunde, che i Popol Vuh pubblicarono nel 1971 per la Liberty (al tempo la label tedesca più progressiva - basti pensare che aveva sotto contratto Amon Düül II e CAN), consisteva in "Kosmische Musik" mista a percussioni etniche. A produrre l'album furono l’americano Gerhard Augustin (titolare della Liberty) con la moglie di Florian, Bettina, responsabile anche della maggior parte delle scelte grafiche nelle copertine dei dischi.
In Germania c'erano già diversi folletti siderali, tutti figli putativi di Karlheinz Stockhausen (Ash Ra Temple, Klaus Schultze, Tangerine Dream, i suddetti Amon Düül, e inoltre Jane, Neu!...), tuttavia i Popol Vuh si differenziavano per la componente misticheggiante. Se il loro tipo di musica rientrava nel Krautrock, ciò accadeva solo per via della locazione geografica. In realtà nel loro caso non si può parlare nemmeno di rock. Le sperimentazioni sonore dei Vuh  sembrano scaturire da una cattedrale sotterranea; come Haydn in un concerto onirico di formiche tibetane.
Anche il secondo disco - In den Gärten Pharaos; per l'etichetta OHR-Pilz - ricorda perlopiù i Tangerine Dream dell'èra Alpha Centauri / Zeit (cosa che non deve sorprendere, dato che fu proprio Fricke a "presentare" il Moog III ai Tangerine, suonandolo come guest player in Zeit) o, come nota Piero Scaruffi, i Pink Floyd di A Saucerful of Secrets (soprattutto nel secondo dei due lunghi brani, "Vuh", registrato nella cattedrale di Baumburg).
Subito dopo i suoni diventano più eterei, gli accordi celestiali, in un'unità di antico e moderno, di sacro e profano. Fricke rinuncia all'elettronica. "Non voglio usare il sintetizzatore per riprodurre la musica religiosa cristiana" spiegherà in un'intervista del 1972. "Pur tuttavia, la nostra non può essere definita 'musica da chiesa', a meno che non consideriate il corpo come un tempio sacro e le orecchie come porte". Con lui ora collaborano il chitarrista/percussionista Daniel Fichelscher (ex Amon Düül II; Fischelscher parteciperà a oltre una dozzina di incisioni dei Popol Vuh) e la soprano coreana Djong Yun. Testi e suoni si ispirano non solo a passi della Bibbia e di altri testi sacri delle religioni mondiali, ma anche a visioni dei popoli dell'Himalaya e ai canti dei Curdi della regione dell'Eufrate.
La svolta minimalistica è segnata da Hosianna Mantra, a base di pianoforte (Fricke), violino (Fritz Sonnleitner), oboe (Robert Eliscu), chitarra (Conny Veit) e tamboura (Klaus Wiese). Come suggerisce il titolo, è un album in cui si fondano miti orientali e leggende cristiane.

Il successivo Seligpreisung (Kosmische Musik, 1973) approfondisce lo studio intorno alle possibilità dei mantra pur avvalendosi di estratti dal Vangelo di Matteo, condendo la formula con maggiore dinamismo e un tocco di psichedelia grazie agli assoli di Fichelscher.
Quindi è il turno di un’altra opera miliare a titolo Einsjäger & Siebenjäger (1974, per l’italiana PDU e per la tedesca Kosmische Musik), con veri e propri inni alla gioia ("King Minos") e ambiziose composizioni bagnate nel lago di un progressive mai fine a se stesso (i venti minuti della traccia di chiusura che dà il titolo all'album).
Con il successivo Das Hohelied Salomos (United Artist, 1975) si mettono in musica alcuni dei Salmi del Re Salomone. E' l'album in cui si registra il ritorno della soprano Yun. La proto-world-music di Fricke si inabissa nelle atmosfere di epoche e paesaggi remoti con l'ormai sperimentato connubio tra grandiosità wagneriana e momenti di raccoglimento meditativo (un rigore giustificato dalla sua passione per il medioevo e per il misticismo di origine soprattutto asiatica). In questo periodo il Nostro si decide a vendere il gigantesco e ormai inutilizzato moog modulare all’amico Klaus Schulze, che, come sappiamo, ne farà buon uso.
Il primo concerto all'estero dei Popol Vuh avviene a Milano nel 1976. E' anche l'anno dell'uscita di Letzte Tage - Letzte Nächte (United Artists), con il quasi-pop ritmato della titletrack cantato da Renate Knaup degli Amon Düül II, e Yoga, registrazione di due jam sessions con musicisti indiani, pubblicata dall’italiana PDU dapprima illegalmente e poi ufficializzata (è riscontrabile infatti nel catalogo della band).
Dal 1978 il gruppo torna sotto la supervisione di uno dei loro primi scopritori, il produttore Augustin. Ma Fricke, già allora amareggiato nei confronti del mondo discografico, guadagna uno scampolo di indipendenza mettendosi a comporre colonne musicali insieme a Fiedler e intraprendendo con lui e altri amici fidati viaggi intorno al mondo.

Brüder Des Schattens, Söhne Des Lichts (Brain, 1978) sarà il punto di partenza per la realizzazione
della colonna sonora del Nosferatu di Herzog. L’omonima suite d’apertura è forse uno degli episodi più ispirati e riassuntivi di tutta la discografia frickiana: paesaggi metafisici e spaziali vengono solcati dal pathos primordiale proprio di tutti gli umani. Il passo successivo è l’oscuro e, sì, depressivo Die Nacht Der Seele - Tantric Songs (Brain, 1979), nel quale alcuni intravedono le prime stanchezze compositive dell'ensemble e del suo leader. Grazie alla magniloquenza delle cento voci della Corale dell’Opera Bavarese, Sei Still, Wisse Ich Bin (‘81, per la Innovative Communication di Schulze) fa sperare a un secondo decennio ricco di opere memorabili. Purtroppo il successivo Agape-Agape (Uniton, 1983) porgerà il fianco alle accuse di manierismo spirituale. Si
tratta di composizioni indianeggianti poco brillanti, buone giusto per esercizi di yoga casalingo: insomma, proprio quella New Age che Fricke sconfessò fin dall'inizio. Spirit Of Peace (Cicada, 1985) e For You And Me (Milan, 1991) seguono la stessa linea. Sono dischi in tutti i sensi lenti, sia pure immersi in una certa solarità bucolica.
 A metà degli Anni Novanta c'è un'impennata, una sorta di come back non privo di fascino, con City
Raga, album che utilizza l'angelica voce di Maya Rose, un'esperta delle tecniche di respirazione originaria dello Yucatan.
A questo punto inizia l'èra della "modernizzazione": nella musica dei Popol Vuh subentrano i suoni dell'universo techno, per via anche dell'apporto del nuovo componente, il tastierista Guido Hieronymus. Nel 1999 l'ultimo album: Messa di Orfeo (Spalax, 1999), risultato di uno spettacolo multimediale al festival d’Arte Contemporanea di Molfetta (Bari), con il recitato dell’attrice Guillermina De Gennaro e una serie di improvvisazioni d’atmosfera che inseguono utopiche estasi.
Il resto della discografia consiste in raccolte e in alcuni "mix" ad opera di Gerhard Augustin. Un posto di merito, in questa lista, occupano le colonne sonore per i film herzogiani.
Si parte con Aguirre, furore di Dio (il disco porta il titolo Aguirre; 1976, Cosmic Music), nel quale l'eternamente spiritato Klaus Kinski, "pallino" del regista bavarese, si cala in maniera naturale nell'identità di un caposoldato folle. Dopo è la volta del documentario La grande estasi dell’intagliatore Steiner, la cui colonna sonora non è mai stata ufficialmente pubblicata su CD. Vediamo indi un Florian che già mostra i segni dell'invecchiamento fisico apparire personalmente nella pellicola L’enigma di Kaspar Hauser, vestendo i panni di un pianista cieco in una lacerante interpretazione dell’Agnus Dei.
La collaborazione tra il regista e il compositore prosegue con Cuore di vetro (Herz aus Glas; 1976), Nosferatu (1978), lo stupendo Fitzcarraldo
(1979), Cobra Verde (1990) e Grido di Pietra (Cerro Torre: Schrei aus Stein; 1991).
Tra queste, Nosferatu è sicuramente l’opera più riuscita per quanto riguarda la simbiosi tra le immagini del film e lo stupore estatico di una musica mai, per fortuna, didascalica
.
Con la precoce morte di Florian Fricke avvenuta il 29 dicembre 2001 a causa di complicazioni dopo un infarto, termina la storia dei Popol Vuh; ma il seme delle loro idee prosegue a germogliare. Non è New Age; non è vera e propria World Music. "Chiamatela, se preferite, musica per lo spirito." 

POPOL VUH - Discografia essenziale

1970 Affenstunde (Liberty, Ger)
1971 In den Gärten Pharaos (Pilz, Ger)
1972 Hosianna Mantra (Pilz, Ger) 
1973 Seilegpreisung (Kosmische Musik, Ger)
1974 Einsjäger & Siebenjäger (Kosmische Musik, Ger)
1975 Das Hohelied Salomos (United Artists, Ger)
1976 Letze Tage - Letze Nächte (United Artists, Ger)
        Yoga (PDU, Ita)
1979 Die Nacht Der Seele - Tantric Songs (Brain, Ger)
1981 Sei Still, Wisse Ich Bin (Innovative Communication, Ger)
1982 Agape–Agape (Uniton, Nor)
1985 Spirit Of Peace (Cicada, Nor)
1991 For You & Me (Milan, Fra)
1995 City Raga (Milan, Fra)
1997 Shepherd's Symphony (Mystic Records, UK)
1998 Messa di Orfeo (Spalax, Fra)

Soundtracks, soundtrack-compilations

1974 Aguirre (OHR, Ger)
1976 Herz Aus Glas - Coeur De Verre (Brain, Ger)
1978 On The Way To a Little Way - Nosferatu (Egg, Fra)
         Brüder Des Schattens - Söhne des Lichts (Nosferatu) (Brain, Ger)
1982 Fitzcarraldo (Pilz, Ger)
1987 Cobra Verde (Milan, Fra)
1993 Best of Popol Vuh – From Films of W.H. (Milan, Fra)
1994 Movie Music (Weltbild Verlag, Ger) 
1996 Soundtracks from Werner Herzog (3 cd box) (Spalax, Fra)
2005 Coeur de Verre (SPV, USA)



Nel panorama del krautrock, che sfornò gruppi underground di successo quali Can, Faust e Amon Düül, i Popol Vuh rappresentarono un'eccezione: il loro non-rock dalle atmosfere mistiche, la sincresia di lente masturbazioni chitarristiche ed ieratismo vocale, il mix di ur-cristianesimo, buddhismo e credenze maya andò sempre in controtendenza alle mode e ai gusti dell'epoca. Fu il regista Werner Herzog a scegliere queste vibrazioni acustiche (ribattezzate "kosmische Musik") come colonne sonore dei suoi film.




 
 

23 dic 2012

Brano del giorno: "Sing A Hymn 4 My Soul"

... di Andy Fairweather Low



Il suo doppio cognome si scrive con o senza il trattino in mezzo, ma non importa; fatto sta che siamo al cospetto di uno dei musicisti più sottovalutati della musica pop e rock. Andy Fairweather Low, cantante-chitarrista britannico, da quasi mezzo secolo nel business delle sette note, potrebbe tranquillamente vivere dei diritti delle sue canzoni (questa "Sing A Hymn 4 My Soul", ad esempio, è stata interpretata - tra gli altri - da Joe Cocker), e invece è ancora attivissimo live e spesso lo si incontra su qualche palcoscenico dell'emisfero occidentale... e non solo. All'ultima sua gig cui io ho assistito c'erano forse meno di cento persone. E' il caso di dire: "Grandi successi... in piccoli teatri".

Per saperne di più su AFL, leggi anche questo post di Topolàin.

Oppure vai su Sound Fyles (articolo in inglese).


Sing A Hymn 4 My Soul

Composer: Andy Fairweather-Low

Lyrics:

 

I saw myself today
I've smiled and looked away
Saddened by my visible life
Sorrow cut me like a knife
Nobody knows you without any doubt
Nobody wants to know you, when you're down and out


Chorus:
So sing a hymn for my soul
Stand by me as I grow old
I'm just trying to climb up nine hills in seven short days
Sing a hymn for my soul



I saw myself today
Didn't like what I had to say
So right, I could only be wrong
Trouble is when I'm alone
No doubt, no self-control, not a reason to cry
I feel like empty rain, through an empty sky


Chorus x1

I saw myself today
Looked good, yes I had to say
Polished TV won't shine no more
Flyin' dragons surround my door
Even when I go
To my own self I'll be true
Ain't nobody's business what I do


Chorus x1

Aaaaaaaa......

Sing a hymn for my soul
Won't you do that for me,girl?
You know, that I love you
Just sing a hymn for my soul
One more

Sing a hymn for my soul
I'm just tryin' to climb up 
nine hills in seven short days
Sing a hymn for my soul

Oh baby now...
Sing a hymn for my soul
Sing a hymn for my soul





22 dic 2012

Canto laringeo mongolo


Alcuni anni fa, passeggiando per la zona pedonale di Monaco di Baviera, mi imbattei in un cantante Höömij. (Qui un breve esempio di questa particolare tecnica di canto ipertonico.)
Si trattava forse di colui che in seguito sarebbe divenuto famoso con il nome di Hosoo? Non lo so; è probabile, ma non posso esserne certo, sebbene ci fosse una certa somiglianza fisica.
Accompagnato dal suonatore di uno strumento simile a un contrabbasso con sole due corde (appresi poi che si trattava in realtà di un violino mongolo, o "violino a testa di cavallo"), l'uomo, vestito nel costume tradizionale della sua terra, emetteva suoni di gola armonici capaci di incantare la casuale platea - me compreso.
L'Höömij (o "Khoomi") è una tecnica speciale nata nella provincia Chandman-Sum (sui Monti Altai, Mongolia Occidentale) che viene tramandata di generazione in generazione. Consiste nell'emettere corposi suoni laringei e più note in una stessa emissione. L'Höömij è un canto "di imitazione della natura": in esso sono comprese le voci degli animali (soprattutto cavalli, lupi, cammelli) e quella dei fiumi, l'eco delle montagne e il fischio del vento della steppa. I puri rumori del vero mondo. Le parole? Le parole non servono (quasi mai)...

(Interessanti anche le numerose variazioni regionali. La più celebre è il "canto tuvano", originario dell'area mongolo-siberiana, meglio nota appunto come Tuva.)

(Dello stesso Höömij esistono diverse varianti: "Zeedshnij" [di petto], "Isgeree" [simile al fischio] e "Chooloin" [di gola].)

Vedendo che i due mongoli esponevano cassette autoprodotte, ne presi una e chiesi loro quanto costava.
"Dài quello che vuoi" mi rispose l'anonimo Maestro.
Tirai fuori una banconota da venti marchi (tra gli "ooooh" degli astanti, stupiti da tanta generosità) e la posi sul palmo della mano dell'uomo venuto da lontano.
Ripresi quindi la mia passeggiata, sentendomi però diverso; più ricco interiormente, e molto più consapevole della mia posizione su questo nostro pianeta. Le profonde e misteriose frequenze vocali di Hosoo (o del suo sciamanico gemello) continuavano a vibrarmi dentro, e fu allora che sviluppai la convinzione che la Mongolia è la patria ancestrale di noi tutti.

Ancora oggi ritengo quella registrazione su nastro magnetico (la cui "copertina" consiste in una semplice foto dei due musici di strada, senza alcun nome né altre scritte) tra i migliori prodotti in assoluto della mia pur non indifferente collezione musicale.


HOSOO

Hosoo (propriamente: Dangaa Khosbayar, nato nel 1971) è cresciuto in una famiglia di cantanti Höömij della provincia Chandman-Sum, e più precisamente a Chovd, nella catena montuosa degli Altai (Mongolia Occidentale). E' lì che l'Höömij è nato e viene tramandato di generazione in generazione.
Hosoo iniziò la sua carriera subito dopo le elementari: in quel di Ulan Bator, dove fece parte di un'ensemble di musica e danze popolari.
Nel 1995 vinse - nella stessa capitale - un concorso che lo consacrò "miglior cantante mongolo". Con i gruppi Manduchai, Egschiglen e Uyanga andò in tournée: in Cina, in Russia e attraverso il Vecchio Continente. Nel 2000 uscì il suo primo disco solista: Altai, in cui l'artista si firma "Dangaa"; l'opera presenta arrangiamenti "moderni" - ovvero all'occidentale, per intenderci. Dalla sua collaborazione con gli Egschiglen nacque l'album Gobi, e da quella con gli Uyanga Uyanga-1. Hosoo è presente anche in alcuni lavori di musicisti jazz europei. Da ricordare la sua partecipazione come "guest" d'eccezione a un album dei tedeschi EmbryoIstanbul-Casablanca - Tour '89. Ha inoltre prestato la sua voce a quattro brani di autoloop, dell'eclettico trombettista Giorgio Li Calzi.

Hosoo riesce ad emettere tre toni contemporaneamente. E' un Maestro indiscusso della sua arte, come confermano le recensioni - tutte positive - dei suoi ormai numerosi concerti.

Hosoo - TransMongolia Hosoo e TransMongolia

Brani di Hosoo (.mp3):
Gowijn Öndör   Elkeldeg   Manduul Khan    
Buyant Gol   Salhinii Hee   Home   Haranhui

 [Da: www.hosoo.de]



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Links di approfondimento:
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http://www.face-music.ch//artists/ens_khanbogd_en.html
http://mongolianmusic.blogspot.de/2008/04/hosoo-transmongolia-khoomii-and.html
http://www.art-base.be/index.php?view=details
http://www.tyvakyzy.com/history.html
http://www.riflessioni.it/enciclopedia/armonici.htm
http://www.face-music.ch//bi_bid/historyoftengerism.html
http://www.rowanhartsuiker.com/en/mongolian-music/
http://www.lastfm.it/tag/throat%20singing


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SUONI TRADIZIONALI MONGOLI (.mp3-clips)
http://www.face-music.ch//sou nds/mongoliasound.html
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Un grazie all'amico Massimo Baraldi che anni fa mi reindirizzò sull'antico sentiero etno-folkloristico. Massimo così mi parlava allora dell'ultimo album di Hosoo e del suo gruppo (i TransMongolia):
"Il loro ultimo CD è bellissimo! Hosoo dice che in Mongolia non sarebbe apprezzato: da quelle parti preferiscono le cose più tradizionali... Nonostante sia rigorosamente acustico (il Nostro sostiene che qualunque forma di amplificazione stravolgerebbe il suono), in alcuni momenti le contaminazioni con la musica occidentale (blues, jazz e anche heavy) sono evidenti. Un ottimo lavoro, sono sicuro che ti piacerà! [...] I musicisti sono tutti diplomati al conservatorio mongolo di non so dove, ma uno è un fanatico dell'hip hop, un altro del jazz, un altro ancora di gruppi come Metallica e Guns & Roses... Un bell'insieme!"

Intervista a Hosoo di Massimo Baraldi




21 dic 2012

Brano del giorno: "It's the End of the World (as We Know it)"

... dei R.E.M.



Vocal recording of "It's the End of the World (as We Know it)" as by REM.
Vocals by Ted Agee of Escaping Neverland and A Nation Falls.
(C) R.E.M.

E, per rimanere nello stesso argomento...

Skeeter Davis: "The End Of The World"

A hit from the year 1963



Il suo vero nome era Mary Frances Penick. Nata il 30 dicembre 1931, ci ha lasciati il 19 settembre 2004.
Con lo pseudonimo di "Skeeter Davis" divenne abbastanza famosa come cantante country che finì per prediligere lo stile "ibrido", ovvero l'incrocio con il pop.
Aveva iniziato da ragazzina cantando con The Davis Sisters alla fine degli Anni Quaranta e il clou della sua carriera fu proprio questa canzone, "The End Of The World", nel 1963.


Why does the sun go on shining
Why does the sea rush to shore
Don't they know it's the end of the world
'Cause you don't love me any more


Why do the birds go on singing
Why do the stars glow above
Don't they know it's the end of the world
It ended when I lost your love


I wake up in the morning and I wonder
Why everything's the same as it was
I can't understand, no, I can't understand
How life goes on the way it does


Why does my heart go on beating
Why do these eyes of mine cry
Don't they know it's the end of the world
It ended when you said goodbye


Why does my heart go on beating
Why do these eyes of mine cry
Don't they know it's the end of the world
It ended when you said goodbye


16 dic 2012

Brano del giorno: "Baby What You Want Me To Do"...

Andy Fairweather Low & The Low Riders



Andy Fairweather Low (guitars & vocals)
Paul Beavis (drums)
Dave Bronze (bass & vocals)
Nick Pentelow (sax)

Andy Fairweather Low è un gallese che si muove nel business musicale ormai da mezzo secolo. Fu per tre anni cantante degli storici Amen Corner, formazione che nel 1969 ebbe successo in tutto il mondo con "(If Paradise Is) Half So Nice" (dall'hit italianissimo "Il paradiso", di Mogol-Battisti).



Gli Amen Corner non furono un semplice gruppo pop britannico: all'inizio fecero blues e jazz e, dopo il loro scioglimento, i componenti rimasero fedeli alle forme "impegnate" di musica. Il sassofonista Allan Jones formò Judas Jump mentre il chitarrista-cantante Fairweather Low convinse Dennis Bryon (percussioni), Blue Weaver (tastiere), Clive Taylor (basso) e Neil Jones (chitarra) a spartire con lui l'esperienza di una nuova band, che chiamarono Fair Weather. I Fair Weather ebbero successo con "Natural Sinner" (il brano scalò la UK hit parade nel 1970) e fecero appena in tempo a produrre un album prima di sciogliersi, anche a causa del passaggio di Blue Weaver ai celebri The Strawbs.
Fairweather Low si imbarcò quindi in una carriera solista che sfociò nell'hit "Wide Eyed and Legless" del 1975.



Dopo aver collaborato alla realizzazione del travagliatissimo album degli Who dal titolo Who Are You, divenne un membro dei gruppi di Eric Clapton, George Harrison e - per ben 27 anni - lavorò con Roger Waters durante la carriera post-Pink Floyd di questi. In studio di registrazione Andy collaborò, tra gli altri, con Leo Sawyer, la Albion Band, Gerry Rafferty e Richard & Linda Thompson. In seguito suonò con i mitici Bill Wyman's Rhythm Kings, prima di imbarcarsi in una serie di tournée con i Low Riders, la sua attuale band.
Il repertorio di Andy Fairweather Low & The Low Riders è vasto: dal pop al rock'n'roll attraverso blues, country e gospel; e tutte le loro gigs vengono concluse da (come poteva essere altrimenti?) "(If Paradise Is) Half So Nice", canzone che la platea spontaneamente accompagna con un "lalalala-lalalala..." a tutta gola.

09 dic 2012

John Coltrane - "Out Of This World"

Live at the Showboat, Philadelphia

June 17, 1963

Trane (sax), McCoy Tyner (piano), Jimmy Garrison (bass), Elvin Jones (drums).









Original LP:

    "Out of This World" (Harold Arlen)        
    "Soul Eyes" (Mal Waldron)
    "The Inch Worm" (Frank Loesser)
    "Tunji" ( Coltrane)
    "Miles' Mode" (Coltrane)

Bonus tracks on 1997 CD reissue (IMPD-215):

    "Big Nick" (Coltrane)
    "Up 'Gainst The Wall" (Coltrane)

08 dic 2012

Brano del giorno: "Try To Remember"

Harry Belafonte

The New Kingston Trio (Bob Shane singing)


Nana Mouskuri


The Lettermen

Sung Si Kyung




Try To Remember
© 1960 by Tom Jones & Harvey Schmidt

Try to remember the kind of September
When life was slow and oh so mellow
Try to remember the kind of September
When grass was green and grain so yellow
Try to remember the kind of September
When you were a young and a callow fellow
Try to remember and if you remember
Then follow ( follow ) follow ( follow ) follow . . .

Try to remember when life was so tender
That no one wept except the willow
Try to remember when life was so tender
That dreams were kept beside your pillow
Try to remember when life was so tender
That love was an ember about to billow
Try to remember and if you remember
Then follow ( follow ) follow ( follow ) follow . . .

Deep in December it's nice to remember
Although you know the snow will follow
Deep in December it's nice to remember
Without a hurt, the heart is hollow
Deep in December it's nice to remember
The fire of September that made you mellow
Deep in December our hearts should remember
Then follow ( follow ) follow ( follow ) follow . . .

07 dic 2012

Addio a Dave Brubeck

"Mister Jazz", come lo chiamavano, fu tra i primi bianchi a diffondere negli USA "la musica dei neri"



A 91 anni è scomparsa una leggenda del jazz: Dave Brubeck, pianista e compositore di pezzi leggendari come "Take Five" (melodia accattivante composta nell'inusuale tempo di 5/4) e "Blue Rondo a la Turk". 

Ha suonato fino agli ultimi mesi, continuando ad andare in tournée nel mondo con il Dave Brubeck Quartet. 
A dare la notizia del decesso, il Chicago Tribune

Nato il 6 dicembre del 1920, ieri avrebbe compiuto 92 anni. Fatale gli è stato un arresto cardiaco all'ospedale di Norwalk in Connectict, dove si stava recando per un controllo di routine nel reparto di Cardiologia.

Il 7 novembre 1954, Time pubblicò il ritratto di Brubeck con la faccia "colored"...


Oltre che grande innovatore e genio musicale, Brubeck riuscì a giocare un ruolo concreto nella lotta contro la segregazione razziale, scegliendo di dedicarsi al jazz e di diffonderlo. Negli Stati Uniti d'America, ancora negli Anni Cinquanta, il jazz era ritenuto "musica per soli neri".


The Dave Brubeck Quartet. Da sinistra: Paul Desmond, Joe Morello, Dave Brubeck e Eugene Wright



 


--> Dave Brubeck Official Site <--

--> Take Five <-- , cofanetto, GB import, 3 CD, 7,75 euro