20 gen 2018

Gli Wobbler

Signori e signore... la band Wobbler!

Da dove viene il nome? Dall'inglese to wobble (tremolare, traballante), wobbler (indeciso, insicuro).


I norvegesi si sono messi insieme nel 1999 con il proposito di ricreare le atmosfere del progressive rock Anni 70. Oltre ai King Crimson e ai Gentle Giant, tra i loro gruppi preferiti c'è la Premiata Forneria Marconi (semplicemente "PFM" al di fuori dei confini italiani), e si sente! Che il prog italiano sia un faro per molti gruppi odierni è ormai un segreto di Pulcinella. La creatività di tanti nostri complessi (anche il Museo Rosenbach è tra le influenze degli Wobbler) è, tuttora, un bene di esportazione italiano non indifferente; e sembra voler crescere esponenzialmente col tempo, man mano che il progressive torna sempre più in auge.
Se vogliamo parlare di indirizzi musicali, Wobbler (meglio lasciar via l'articolo!) si muovono più in direzione symphonic rock, differenziandosi dunque da quei gruppi vichinghi che - anche per motivi commerciali - si dedicano ai suoni più duri e quindi al metal prog (tipo Meshuggah, Opeth...). 

Ecco il brano di apertura dall'ultimo album (From Silence To Somewhere):




Negli inserti "bucolici", innegabili i richiami agli Yes e ai Genesis, oltre che al folkrock marca Gryphon e dintorni.



La discografia wobbleriana si riassume in quattro album:

Hinterland (2005)
Afterglow (2009)
Rites at Dawn (2011)

Nonostante la stringatezza della loro produzione, il quintetto norvegese è assurto ai fasti di una popolarità senz'altro meritata, tanto che a Roma, il 23 e 24 marzo, ci sarà un contest di due giorni che vedrà i Wobbler sul palco del Defrag insieme ai Jordsio e a tre band italiane (scelte - da una lista di 20 candidati - da una giuria e dai voti di preferenza espressi sul web).

Wobbler in Rome (Facebook)




Fin da Hinterland (loro primo album), nella musica di Wobbler troviamo spesso il flauto, il clavicembalo... oltre che le immancabili tastiere elettroniche.








1 gen 2018

Semiramis - 'Dedicato a Frazz' (1973)

Full album



Risentiamolo... se vi va! I Semiramis sono il gruppo storico di Maurizio Zarrillo (R.I.P.,  luglio 2017), Paolo Faenza, Giampiero Artegiani...




Virtualmente, questo è il loro unico album. Pubblicato dalla Trident, Dedicato a Frazz ha una bella copertina apribile disegnata da Gordon Faggetter, artista inglese che abitava a Roma e lavorava per la RCA. L'opera contiene tutti gli ingredienti del buon progressive rock e infatti il nome della band romana non manca da nessuna valida enciclopedia di questo genere musicale. 



Su iniziativa di Paolo Faenza, dopo circa 44 anni dall'uscita di Dedicato a Frazz i Semiramis tornarono sulla scena con una nuova formazione che vedeva, oltre a Faenza - Maurizio Zarrillo - Artegiani, anche Ivo Mileto (basso), Rino Amato (tastiere), Antonio Trapani (chitarra elettrica) e la voce di Vito Ardito. Dal 2016 ripresero a dare concerti, esibendosi persino all'estero, e si vociferava di un nuovo album in studio. Tuttavia, il 7 luglio 2017 morì improvvisamente a Roma Maurizio Zarrillo, e ciò interruppe l'ascesa dei nuovi Semiramis.


L'etichetta Black Widow ha fatto uscire Frazz Live
CD+DVD di un concerto tenutosi a Genova nel 2017.






31 dic 2017

La webradio per divertirsi a Capodanno...

... e anche gli altri giorni.


Eccola!

Mettete su questa webradio, la .977Oldies, che suona solo hits degli anni '50 e '60. 



Dalle ballate soul e rhythm & blues, attraverso lo scatenato rock'n'roll di Chuck Berry fino alle songs più romantiche e a quelle più divertenti, .977Oldies offre una carrellata di evergreens senza soluzione di continuità!



.977Oldies trasmette sul web all'indirizzo

http://977oldies.radio.net/ <--------

Buona musica a tutti!



 ... e Auguri!

2 dic 2017

Prog Rock: nuove realtà italiane

Il Rumore Bianco e gli Aliante






Con Antropocene ci colpisce, in piena coscienza, il lavoro di un giovane gruppo veronese che, oltre a poter essere considerato "impegnato", ci ricorda, anche in campo musicale, gli Area. Ma al primo riascolto persino i vecchi nostalgici comprendono benissimo che qui abbiamo a che fare con una realtà emancipata e ben piantata nel presente. Antropocene è un grandioso lavoro jazzrock / progressive con testi da ascoltare intentamente. Una band assolutamente da seguire, non solo da consumare en passant. Prevedo infatti che il loro discorso sarà sviluppato e ci accompagnerà, dunque, per molti anni. Sopra a tutti gli altri strumenti spiccano qui l'organo Hammond di Thomas Pessotti e il sax di Michele Zanotti. L'impressione generale, il suggerimento che ci danno i componenti de Il Rumore Bianco (insieme a diverse altre formazioni attuali) è che, dopo la felice ripresa rockettara degli Anni Novanta - a cancellare i sintetici e perlopiù qualunquisti Ottanta -, con gli Anni Dieci del Terzo Millennio abbiamo di nuovo, finalmente, un ritorno alla grande (volutamente o meno da parte dei protagonisti) degli Anni Settanta: back to the angosce metropolitane che sfociano in impulsi di ribellione.
Il Rumore Bianco: grande tecnica, encomiabile volontà e indubbia capacità di lanciare messaggi in connessione diretta con le anime "perdute" ma non rassegnate. 




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Altro grande album questo! E trattasi indubbiamente di debutto discografico "con il botto". 
Enrico Filippi (tastiere), Alfonso Capasso (basso) e Jacopo Giusti (drums) sono toscani (Livorno e Pisa che si tendono la mano!) e il prodotto di qualità che hanno sfornato ci rende curiosi sul curriculum dei singoli, giacché pare impossibile che il "bendiddio" contenuto in Forme Libere giunga dal nulla. E... sì, scopriamo che, congiuntamente o da soli, i tre di Aliante (da molti già denominati "i nuovi ELP italiani"... banalmente!) hanno già fatto abbastanza gavetta nell'ambito jazz e progressive rock. L'album, oltre a rinunciare alla chitarra, si presenta privo di canto (a parte il Recitato iniziale) - e tuttavia ci "canta" talmente tante cose che ci innamoriamo delle singole tracce come fossero canzoni udite alla radio. Non lasciatevi però ingannare da questa considerazione un po' cervellotica (tipica di Topolàin): in fatto di suoni, qui siamo a livelli di creatività alta, e, se si ha un certo abbassamento di tensione in direzione New Age o comunque musica più easy, è nel solo brano n.8, l'ultimo, che reca il titolo "San Gregorio"... almeno fino a quando non parte la galoppata prima della "reprise" del tema centrale, galoppata dove il synth di Filippi ci richiama tutti all'ordine - quasi subito seguito dalla pariglia basso+batteria - riacquistando altitudini da Parnaso del free jazz.
Un vero piacere e un onore possedere questo disco! (Personalmente, l'ho preso per adesso in formato digitale, per inserirlo sui miei vari "dispositivi"...) Le mie tracce preferite sono "Kilowatt Store" e "L'ultima balena": da paura, quanto questi musicisti sono bravi! Ma ci sarebbe da ergere a pilastri anche "Tre di quattro" (che contiene una bella parentesi "romantica"), "Etnomenia" con le percussioni in gran risalto, "Kinesis" (dalla struttura complessa)... eccetera!


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Ecco dal vivo Il Rumore Bianco...

... e gli Aliante